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MI AMI MI MANCHI: la recensione della seconda serata del festival milanese

Il Mi ami festival tornerà solo a settembre per la situazione di emergenza ancora in corso, ma non ci ha voluto lasciare soli dopo tutto questo tempo e il 4, 5 e 6 giugno il Circolo Magnolia ha suonato di nuovo col MI MANCHI, una rassegna itinerante che vuole “colmare il vuoto”. Un modo di resistere al silenzio e alla polvere che l’assenza di live ci stava lasciando e di ricordarci che sottopalco sappiamo ancora starci.

Noi c’eravamo alla serata di sabato, anche lei bagnata (ma fortunata), e ci siamo stati proprio bene anche se seduti e distanziati. Mascherine e un check della temperatura all’ingresso, per poi tornare a respirare di nuovo l’aria magica dei live, della musica che esce dalle casse, della birra che finisce troppo in fretta tra un ritornello e un cambio palco.

La situazione è stata rispettosa e tranquilla: si è creato un ambiente quasi rarefatto, in cui pareva di essere lontani dalla desolazione e delle restrizioni degli ultimi mesi, ma tanto educato e regolamentato che anche il più ipocondriaco si sarebbe sentito protetto. I posti a sedere erano numerati, i tavolini al bar (plastic free, ci piace notarlo e dirlo) distanziati e le code non assembrate. La pioggia iniziale non ci ha fatto paura e non ha fermato nessuno, anzi c’era solo più voglia di fregarsene e dare forza ai cantanti sul palco.

I primi sono stati Edoardo e Niccolò, i Gbresci, un collettivo romano che ha esordito per la prima volta sul palco proprio sabato, seguiti dal secondo debutto della serata, quello di Giuse the Lizia, che ha vinto sulla pioggia catturando l’attenzione di tutti, anche se fradici. ETT arriva subito dopo e a lei e alla band l’onore di aver illuminato e anche incantato l’Idroscalo di Milano.

L’arrivo di Laila Al Habash accompagnata da una fortissima Plastica ci ha fatto capire che pur non potendo muovere i culi a ritmo di “Flambè”, anche solo agitare la testa e le braccia – il pogo da seduti – ci ha fatto sentire di nuovo liberi. Il suo carisma è ipnotizzante e non le stacchi gli occhi (e le orecchie) di dosso per tutta la durata del live, che ha proprio quel sapore dell’estate che sta per iniziare tipico del MI AMI. Le sorprese sono state il duetto con Tatum Rush che sale sul palco per Rosè e la cover de “La fine dell’estate” dei TheGiornalisti, che cantato dalla voce di Laila ci ha stretti tutti, vicini a distanza. Erano in due sul palco, Laila e Plastica, eppure lo hanno riempito.

I Bnkr44, invece, sono di più e hanno la capacità opposta, cioè quella di non affollarlo, il palco, ma di essere in una sinergia tale da far sembrare ogni loro movimento giusto e coordinato: si palleggiano i microfoni, gli strumenti e anche una tela che hanno completato durante il live. Quando è arrivata “Sabbia” ci siamo tutti un po’ sciolti, quando è salito Kaneki degli Psicologi sul palco ci siamo trattenuti dal saltare con loro. La loro carica è stata contagiosa e hanno mangiato il palco, mostrandosi padroni del loro live: non era affatto ovvio, e ci ha fatto tanto piacere!

Il re della serata arriva alla fine: Vipra, accompagnato da Mr. Monkey alla sua destra e la band costituita principalmente dagli Inude (tanto, ma proprio tanto forti!). Il live di Vipra è proprio come il suo nuovo album da solista: non solare, ma notturno, trasgressivo, quasi punk. Ci è sembrato di essere ad un concertone rock, con le chitarre che facevano vibrare le sedie e Vipra al centro completamente libero dagli schemi. Quella libertà che sentiva lui, l’abbiamo avvertita anche noi, tanto che ad un certo punto sembrava quasi ovvio che la camicia aperta se la togliesse per saltare meglio sul palco – come poi è effettivamente successo. Anche “Ragazzino” live ci ha fatto piangere, con gli strumenti che infiammavano il Magnolia, scatenando in noi la reazione più naturale e spontanea di tutte, anche dopo tutto questo tempo: prendere le torce del telefono, gli accendini e muovere le braccia a ritmo.

Il MI MANCHI ci ha ricordato che la mancanza in questi mesi è stata forte, ma non importa quanto tempo passi in silenzio, avremo sempre voglia di viverla, la musica.

Di Elisabetta Picariello

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