willow smith ardipithecus illustrazione album

Recensione: Willow Smith – Ardipithecus

Ci possono essere due motivi che vi hanno portati a cliccare su questa recensione: o avete visto “I Am Legend” – film del 2007 in cui Willow ha recitato insieme al padre, l’unico e inimitabile Principe di Bel Air, Will Smith –, o vi stavate chiedendo che fine avesse fatto la bambina con le treccine di “Whip My Hair”.

La bambina in questione è di fatto cresciuta, maturando oltre al timbro della voce uno stile artistico di gran lunga meno commerciale – stile ancora in piena metamorfosi a giudicare dall’ultima uscita con il batterista dei Blink-182 Travis Barker, “Transparent Soul”, che merita davvero tre minuti del vostro tempo.

Se ve la ricordavate per come era a dieci anni, mentre saltellava qua e là nel tentativo di eseguire una “capellografia” – ringrazio la serie tv Glee per il neologismo che calza a pennello – sarete di sicuro rimasti a bocca aperta nel rivederla con spessi tratti di eyeliner, body attillati e un fare decisamente più provocatorio. E, ciliegina sulla torta, le immancabili treccine.

Il suo album Ardipithecus contiene pezzi di alternative R&B e progressive soul, mostrandosi lontano anni luce dall’hip-hop tradizionale di “Whip My Hair”, come a dire “non sono una one-hit wonder, state a vedere di cosa sono capace”.

Il termine “ardipithecus” si riferisce a un genere di primati ritenuto il più antico degli antenati “umani”. Come si nota dalla copertina, Willow ci vuole parlare non tanto dell’evoluzione della specie umana, quanto della strada che ha dovuto percorrere per trovare la sua voce. Questo album è stato infatti plasmato “scavando in profondità nel mio cuore e trovando pezzetti della vecchia me che volevano raccontare storie”.

willow smith ardipithecus cover album

Ciò che a parer mio rende interessante un’artista come Willow è il suo negarsi alla musica mainstream. Non vuole piacere. Vuole solo parlare, condividere idee, stati d’animo, la propria ricerca identitaria… e vuole farlo come più le aggrada.

I’m independent, I stay on the beach, I roll with the seas
I’m not an investment, you have no control over me

Willow – Not So Different

I testi delle canzoni sembrano essere stati estrapolati dal suo diario segreto, dove dà vita a una narrativa a tratti trascendentale: ci parla di amori spirituali, di divinità, della natura, della connessione tra l’individuo e l’universo, sfoggiando una grande conoscenza e passione per il misticismo. Ma poi, forse di proposito, si rifugia dietro alla maschera dell’adolescente che sa di non sapere. Insomma, dice quello che vuole, ma si riserva il diritto di uscirne con un “ma io che ne so?”. E lo ripete più volte: “I’m just a little girl walking in the forest” (dRuGz), “I am just a… teenager” (Organization & Classification), “I just want to learn what I don’t know” (IDK)…

Tutto considerato, le highlights del disco rimangono “Wait A Minute”, “Cycles” e “Why Don’t You Cry”. Ammetto che Willow è ed è sempre stata volontariamente un’artista di nicchia, in parte resa famosa dal cognome, in parte dalla sua costante (seppur in penombra) attività nel panorama musicale e cinematografico. Resta da vedere se la recente svolta pop-punk porterà a una definitiva apertura stilistica verso il grande pubblico.

Noi siamo pronti.