Serry’s song of the day: No Quarter – Led Zeppelin

La storia della musica ha sempre avuto un fortissimo legame con la magia, la religione e l’occulto. La forte componente spirituale musicale ha fatto sì che la seconda arte venisse citata nei secoli sia come la forma più alta della rappresentazione del divino (spaziando dai canti gregoriani fino ad arrivare ai cori delle voci bianche) che come la causa della decadenza morale della gioventù mondiale (l’irresistibile e contagioso movimento pelvico di Elvis che fece magicamente scoprire ad una generazione come potesse essere vissuta la vita fuori dall’austerità cristiana).

La forza e la potenza della musica risiedono in effetti nella sua innata capacità di fare breccia sull’emotività umana con una facilità superiore rispetto alle altre arti: da qui l’immediata influenza creativa che avvicina le sette note musicali ai temi mistici, quasi fossero componenti di una formula segreta per arrivare ad una sorta di “elevazione spirituale”.

In tal senso, tutti conoscono il fortissimo legame della musica rock degli anni ’60 e ’70 con il misticismo esoterico: la miscela di esplorazione musicale e riscoperta di antiche tradizioni è stata il tassello fondamentale alla base della creatività di alcune delle più grandi band di tutti i tempi. I Led Zeppelin ne sono l’esempio più fulgidamente oscuro.

La curiosità morbosa di Jimmy Page per l’esoterismo trapela in ogni album degli Zep: le liriche misteriose, la superba violenza musicale, gli schemi ritmici innovativi e la voce primordiale di Robert Plant proiettano l’ascoltatore in lande desolate che spaziano dal regno celtico alla Terra di Mezzo.  Oltre alle sciocche voci che circondano la morte di John Bonham, la passione per il misticismo di Page ha trovato sfogo in una delle più belle e oscure canzoni del gruppo (ironicamente parte dell’album più gioioso dei quattro, Houses of the Holy), No Quarter.

No Quarter è un viaggio nell’estromissione dell’anima dall’io e nella cupezza dell’indecisione perpetua. È una lenta, logorante e magnifica cavalcata nel buio, lagnoso e indispensabile accompagnamento ad una fase necessaria e oscura della propria vita.

Nel brano, i quattro smettono gli abiti da icone rock per vestire quelli di oscuri e indifferenti drudi: la tonalità inedita della voce di Robert Plant è accompagnata lentamente da tutti gli altri strumenti con ritmo cadenzato che trascina l’ascoltatore in un breve viaggio al di fuori della propria dimensione corporea.

E così, in quello che può essere definito come il brano più misterioso della storia del Rock mainstream, i Led Zeppelin sono riusciti a fondere le due anime spirituali della musica rivelandone la sua vera e indivisibile identità: essa non è altro che una dolce maledizione che contemporaneamente ti allontana e ti avvicina a Dio.

Da ascoltare quando si ha bisogno di esplorare la propria anima al di fuori del proprio io

ABBINAMENTI

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