Serry’s song of the day: Voglio una Pelle Splendida – Afterhours

A partire dagli anni ’60, il grande tema filosofico/morale al centro della narrativa contemporanea è stato la relazione conflittuale dell’uomo con il proprio io.

Questo conflitto sorge quando la propria essenza naturale si scontra con la “forma” imposta dall’insieme di regole, imposizioni e leggi culturali che formano un determinato costrutto sociale. Da qui, il grande bivio: continuare a vivere la propria essenza in felicità ma in solitudine (ai margini di quella società le cui regole vengono rifiutate) o adattarsi al costrutto sociale per sentire un’appartenenza, rischiando però di vivere tutta la vita con il peso della non conformità con la propria natura.

Mentre la narrativa celebra il modello del riottoso e dell’anticonformista (facendolo sorgere, paradossalmente, ad uno status di “accettabilità” sociale), è curioso notare come riservi un trattamento ben diverso alla figura del protagonista conforme.

Questo è dato dalla facilità di esposizione di un argomento rispetto all’altro: la complessità della descrizione intima del conflitto interiore di un uomo con il proprio status sociale fa da storico contraltare alla facile celebrazione dell’uomo che “spezza le catene” per rendersi libero.

Ma quest’apparente libertà anticonformista è davvero meno arida della rivoluzione della normalità?

Questo è il quesito che si pone Manuel Agnelli in uno dei pezzi che ha cambiato la musica alternativa italiana, lasciando la risposta all’interpretazione dell’ascoltatore.

Voglio una pelle splendida è un inno all’indecisione, allo scetticismo dei ventenni, alla noia dei pomeriggi estivi, all’aridità emotiva che coglie ogni persona in un determinato momento della propria vita. È la descrizione di un dubbio vecchio come il mondo, che lascia solo ipotesi nichiliste: non è tanto “chi sono?”, ma “è possibile che non ricordi più dove sia il confine tra ciò che vorrei essere e ciò che mi renderebbe felice?”.

E così, qualunque sia la strada che scegliamo nel nostro bivio “morale”, ci rendiamo conto del perché continuiamo comunque ad avere paura del buio: non è tanto l’ignoto a spaventarci, ma l’ansia che una volta riaccese le luci ciò che ci troviamo di fronte possa non appartenerci più.

Da ascoltare per ricordarsi che è inutile pentirsi di una decisione presa, perché non abbiamo mai avuto veramente scelta.

ABBINAMENTI

Film Consigliato: Idioti

Libro Consigliato: Hanno tutti ragione

Drink Consigliato: Assenzio