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Up People: Primo Maggio 2021 – L’Italia si cura con il Lavoro

Mai come quest’anno il concertone del Primo Maggio ha fatto parlare si sé: è impossibile che non vi siate imbattuti nei vari articoli, video, post, e meme sullo scontro a dir poco acceso fra Fedez e la Rai. Ma andiamo per gradi.

In un Primo Maggio di spunti e riflessioni, gli artisti italiani ed internazionali ci hanno raccontato la situazione in cui riversa il paese.

L’unica certezza che abbiamo, è che l’anima si nutre della cultura, per questo bisogna far si che la musica, in quanto forma d’arte, ritorni ad essere un momento di incontro e confronto fra artisti, pubblico ed addetti ai lavori.

Come da tradizione, la rassegna degli artisti ad esibirsi sul palco del Primo Maggio è iniziata sin dal pomeriggio, per poi protrarsi fino a tarda serata. Per le ragioni che tutti già sappiamo, purtroppo non si è svolto nella solita location di Piazza San Giovanni a Roma, che ante-Covid per l’occasione si colmava con un bagno di folla per l’evento gratuito di musica dal vivo più grande d’Europa.

Ad ospitare per il secondo anno di fila uno dei palchi con più risonanza a livello nazionale è stata la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica della capitale, sebbene alcune delle performance siano state trasmesse da altre location, per rendere il tutto più suggestivo.

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Alla conduzione Ambra Angiolini (ormai veterana al concertone), Stefano Fresi, e Lillo Petrolo, quest’ultimo fresco dal recente successo indiscusso dato dalla serie comica LOL – Chi ride è fuori. In questo primo maggio l’abbiamo visto cimentarsi in Sonaman, un’evoluzione del suo ultimo cult Posaman.

Lillo ha ricordato al pubblico del Primo Maggio che questa non è stata la sua prima apparizione su quel palco, visto che la prima volta ci salì con la sua band, chiamata Latte & i Suoi Derivati, negli anni ’90: «Me so’ frizzato, a vede’ tutta quella gente e la piazza piena non so’ riuscito manco a inizià a cantà» scherza il comico romano.

Ad aprire il vero e proprio concerto è stato Alex Britti, un po’ per simbologia ci spiegano i conduttori, visto che l’anno scorso fu proprio lui a chiudere l’edizione (sfortunata) del 2020.

A seguire, non c’è Primo Maggio senza i Modena City Ramblers con la loro versione di Bella Ciao, canto popolare simbolo della lotta dei lavoratori per i loro diritti. Il live dei MCR è stato trasmesso da un deposito di mezzi di trasporto pubblico a Bologna, per ricordare che la musica è un modo per mandare messaggi civili e sociali.

Per il contest Primo Maggio Next, la sezione della rassegna dedicata agli artisti emergenti, a salire sul palco sono i tre finalisti: Valerio Giovannini, in arte Cargo, con il brano Viola; Marte Marasco con Sarà per Sempre; e Neno, al secolo Stefano Farinetti, con Bla Bla Bla.

Ad ottenere la vittoria del contest è stato Cargo, ma state certi che l’ammaliante voce elettrica di Marte ed il new urban di Neno troveranno il loro spazio sulla scena musicale italiana.

Chadia Rodriguez e Federica Carta con il featuring Bella Così hanno voluto portare sul palco il loro messaggio contro la violenza ed il body shaming. A dimostrazione di ciò, Chadia si è mostrata senza nessuna vergogna con dei copricapezzoli arcobaleno a forma di cuore, ed insieme con Federica hanno mostrato il messaggio “Libera l’amore”, scritto sul palmo delle loro mani. Il messaggio era leggibile solamente se le mani delle due artiste si univano, una metafora che conduce automaticamente a riflettere sul disprezzo con cui molti si rivolgono verso gli altri, sui social ma anche nella vita reale.

Similmente, anche l’esibizione di Margherita Vicario insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo era volta a rivendicare i diritti delle donne: Margherita ha infatti voluto ricordare musicando la storia di Marie Curie e di come i frutti della sua ricerca, messi da lei a disposizione dell’umanità, siano stati preceduti da un’istruzione clandestina in Polonia, visto che non era un diritto concesso alle donne.

Malinconia di Gio Evan, live dall’aeroporto di Linate, ci riporta nel 2021; ricordandoci, anche con il suo estratto poetico Viaggiate, quanto sia fondamentale andare oltre ogni confine e barriera per conoscere nuove culture, essere aperti e flessibili, fortificare i propri pensieri ed idee.

Dalla Casa degli Artisti di Milano, Vasco Brondi ha cantato il suo ultimo singolo Ci abbracciamo – un brano scritto quando ancora gli abbracci non erano considerati illegali – che precede il suo primo album come artista singolo senza Le Luci della Centrale Elettrica, in uscita venerdì 7 maggio.

Anche Gaia, live dal Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, ha sottolineato l’importanza di nutrire l’anima con l’arte e la bellezza; mentre sia i The Zen Circus con Appesi alla Luna, che i Tre Allegri Ragazzi Morti con Bengala, ci hanno mostrato degli angoli di paradiso da cui traggono ispirazione per la loro arte, rispettivamente lo Scoglio della Meloria di Livorno ed i monti di Andreis.

Il ritmo e l’energia rock&roll di Piero Pelù sono stati travolgenti, visto che oltre a qualche suo brano originale ha portato una cover di We Will Rock You, riadattata con delle sue geniali barre riprese dal sommo Dante, per mandare un messaggio decisamente attuale: «Fatti non foste / per viver come bruti / ma per seguir / virtute e canoscenza, / fatti non foste / per viver come bruti / ma per seguire / rock & roll e bellezza». Idolo.

Fra gli artisti internazionali a calcare idealmente il palco del concertone c’erano Liam Gallagher, dal suo studio di Londra, ed LP, da Los Angeles.

Ma arriviamo al momento clou, quello sulla bocca di tutti in questi giorni: l’intervento di Fedez. Il rapper, dopo aver cantato il suo brano Problemi con Tutti (Giuda), ha esposto un suo pensiero che dalla vice-direttrice di Rai 3, Ilaria Capitani, è stato giudicato inopportuno. Inopportuno solamente perché denunciava pubblicamente delle frasi palesemente razziste ed omofobe espresse da politici italiani, e faceva chiarezza riguardo gli ultimi aggiornamenti relativi alle cause di rallentamento dell’approvazione del DDL Zan, tematica su cui l’artista si era già spesso esposto sui suoi profili social. Non c’erano offese, non c’erano imprecazioni, non c’era nessun elemento per poter definire il suo intervento “inopportuno”.

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Da lì si è ovviamente scatenata una tempesta mediatica, dopo che Fedez ha pubblicato la registrazione a testimonianza del fatto che la televisione di Stato aveva richiesto preventivamente il testo del suo discorso, e voleva applicarvi un’attualissima censura mediatica, negando all’artista la libertà di espressione dicendogli di doversi adeguare ad un sistema. Benvenuti nel 1021.

Quel che è certo è che tutta la scena musicale, e non, ha mostrato sostegno indiscusso per ogni singola parola detta dal rapper milanese, e sicuramente ce ne vuole di coraggio per esporsi e schierarsi così tanto su un palco con tale risonanza. Era palese la sua emozione e la voce spezzata dalla rabbia verso le ingiustizie a cui la classe politica ci sottopone, ma lo ha fatto, senza pensarci due volte. Applausi veri.

Dell’importanza delle parole ne ha parlato anche Michele Bravi: visto che in tv ancora si rende possibile ogni tipo di discriminazione sociale, l’artista ha sottolineato il peso che le parole possono avere, per ognuno in modo diverso. «Per me le parole sono un mezzo per esprimere la mia visione creativa del mondo» spiega Michele.

Per ultimi, ma non per importanza, I Fast Animals and Slow Kids insieme a Willie Peyote, con il loro feat. Cosa ci direbbe, ci hanno fatto capire quanto i live, quelli veri, con il contatto umano, siano indispensabili per la musica stessa e per gli artisti.

Questa canzone, infatti, è la prima collaborazione per la band di Perugia in più di 10 anni di carriera, ed è la prima proprio perché è nata da un’amicizia vera ed indissolubile, un legame sincero fra artisti nato proprio sul palco del Primo Maggio del 2018.

Anche a noi manca vedervi live, fregis, e speriamo che si ritorni a pogare, sudare ed urlare tutti insieme sotto il palco, perché la musica è uno strumento di unione e condivisione.

All’anno prossimo, e che sia in piazza San Giovanni!

di Paola Paniccia

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