francesco esposito intervista cover

Up-People: Francesco Esposito

Il singolo di Francesco Esposito si intitola Bonsai e racconta una storia d’amore e la fatica nel coltivarla, i bonsai somigliano, infatti alle relazioni umane, e in particolare a quelle amorose: è solo curandoli con attenzione che i rapporti possono mantenere nel tempo la tipicità dell’adolescenza: un microcosmo di radici e germogli, di prove e progetti, di getti e ritorni straordinariamente in equilibrio instabile tra sogno e realtà. L’abbiamo intervistato e ci ha raccontato i retroscena della scrittura del suo ultimo brano.

Ciao Francesco descrivi la tua musica e raccontaci il tuo percorso musicale

Cavolo…descrivere se stessi, la propria musica, il risultato dei propri sforzi creativi non è mica facile. Si rischia parecchio. Diciamo che io ascolto musica d’autore da sempre e che scrivo, stono e strimpello da quando ero poco più che un bambino. La pandemia m’ha fatto forse riscoprire il senso del tempo e il valore del rapporto con me stesso e con la mia emotività. Così è nato il desiderio di riscoprire questa passione, di tirarla fuori dal cassetto e di lasciarla esprimere in libertà. Con il contributo, certo, di chi mi ha dato il coraggio e gli strumenti per farlo… visto che non è mai facile. Provo quindi a partire dalla mia condizione per raccontare storie che vadano però ben oltre la mia percezione.

Bonsai è il tuo nuovo singolo com’è nato?

Ci sono cose che non si possono raccontare fino in fondo. Quello che voglio e che posso dire è che Bonsai è nato per gioco. È uno di quei testi che ho scritto senza “decidere” di scriverlo. In verità è così che vengono fuori le cose migliori, almeno secondo me. Io nella mia vita ho una difficoltà enorme nel programmare le cose: ci provo sempre, ma non ci riesco mai. E se a un certo punto decidessi di costringermi a scrivere un testo sono convinto che il risultato non mi piacerebbe più di tanto.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Sono cresciuto con Rino Gaetano nelle cuffie. Lo ascoltavo già alle scuole medie, quando i miei amici lo confondevano con Mino Reitano. Mi fa impazzire la sua capacità di mettere in musica paradossi, emozioni e società. Per farvi capire: quando ho pensato di trovarmi un nome d’arte pensavo a “Frac” sia per l’assonanza col mio nome sia per ricordare proprio il frac sfoggiato da Rino a Sanremo nel ‘78. 

In genere, ascolto tanta musica d’autore. E certo ascolto anche cantautori più moderni, da Brunori a Franco126.

Non so se oggi la musica che faccio può essere considerata indie. Mi piace pensare che sia mia, senza la necessità di rinchiuderla in uno schema.

Raccontaci cosa c’è dietro al messaggio del testo di Bonsai.

I bonsai sono alberi che vengono mantenuti intenzionalmente piccoli anche per molti anni, e che con particolari tecniche di coltivazione vengono indirizzati nel percorso di crescita, perché assumano forme e dimensioni volute. Assieme alle particolari tecniche di coltivazione però sono necessarie tante attenzioni e tanta cura. Un po’ come i rapporti umani, e in particolare le relazioni sentimentali. Necessitano di attenzioni, di cura, di gentilezza. Ma possono essere indirizzate nella crescita e mantenere, contemporaneamente, quella sognante “ingenuità” tipica dell’adolescenza. Possono crescere senza invecchiare. È su questo impianto metaforico che si regge il testo di Bonsai.

Progetti per il futuro?

Il progetto è continuare a lasciarsi ispirare da un percorso che mi fa brillare gli occhi. E quindi farvi ascoltare tante cose che ho già scritto e che continuerò a scrivere. E questo perché, quando lo faccio, mi sento bene. Sento di aver dato valore al bene più prezioso che abbiamo: il nostro tempo.