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Recensione: Muse – Origin of Symmetry

18 giugno 2001: i Muse si sono finalmente scrollati di dosso quel soprannome fastidioso attribuitogli all’uscita del loro album d’esordio Showbiz. Non vengono più chiamati i “Nuovi Radiohead”.

Con l’uscita del loro secondo album Origin of Symmetry, divenuto oggi il più acclamato della loro carriera, il gruppo inglese ha affermato la propria identità nel panorama del rock progressivo senza se e senza ma.

Parliamoci francamente: Matthew Bellamy è un invasato di cibernetica, teorie complottiste e futuri distopici… il tutto adornato da memorabili riff di chitarra. Possiamo pure affermare che i Muse rappresentino in tutto e per tutto il decadentismo del rock.

Ma che volete farci? In fin dei conti se la lettura di George Orwell ha ispirato un capolavoro come Citizen Erased, personalmente non trovo nulla da obiettare.

The truth’s unwinding,
Scraping away at my mind,
Please, stop asking me to describe.
For one moment,
I wish you’d hold your stage
With no feelings at all,
Open-minded,
I’m sure I used to be so free.

Muse – Citizen Erased

Un cittadino, con la sua identità e tutto il suo bel corredo di diritti inalienabili… cancellato.

Stiamo parlando del titolo della canzone o della trama di 1984? Orwell afferma che non esiste una storia dell’umanità perché la storia in sé può essere manipolata e imposta dall’alto. Oggi non c’è il Grande Fratello a modificare il nostro pensiero e a farci credere questo e quell’altro – se ti è venuto in mente Alfonso Signorini, chiudi tutto e vai a leggere –, ma ci sono i media che operano una sorta di lavaggio del cervello non troppo diverso da quello del romanzo.

muse origin of symmetry album cover

Cessiamo di esistere e inconsciamente ci omologhiamo agli standard che ci vengono proposti, o meglio dire, “imposti”. Cittadini senza identità. Cancellati.

E in questa sorta di amnesia, Orwell mette una domanda in testa al suo protagonista: “Com’era il passato? Si stava meglio o si stava peggio di ora?”. E come se il protagonista fosse lui, Bellamy risponde: “I’m sure I used to be so free”.

New Born e Screenager hanno in comune la figura del “nativo digitale”, colui nato e cresciuto a pane e tecnologia.

Di nuovo, il lato oscuro della digitalizzazione è un chiodo fisso per il frontman: il neonato è un “invertebrato”, “privo di sentimenti”, ricolmo di “amarezza”. Che dire? Non tutta rose e fiori questa nuova generazione, la quale sprofonda in una noia abissale perché sente di non avere più niente da scoprire o da imparare.

Nonostante sia circondata da piattaforme di socializzazione, la gente è disconnessa dalla vita vera. Il “teenager” diventa “screenager” e l’adolescenza, che dovrebbe essere profusione di emozioni, scoperte e sentimenti estremizzati, viene vissuta da dietro uno schermo. Piuttosto attuale per essere un album di vent’anni fa.

La nota positiva arriva con Bliss. Ce la meritiamo una canzone come Bliss. In fin dei conti, è vero che ci stiamo avviando verso il futuro distopico tanto demonizzato in Origin of Symmetry, ma non siamo ancora là. Possiamo ancora lottare per non diventare un New Born, uno Screenager, o un Citizen Erased.

Everything about you is how I’d wanna be,
Your freedom comes naturally,
Everything about you resonates happiness,
Now I won’t settle for less.

Muse – Bliss

Bliss è quel benessere incontaminato che perdiamo una volta venuti in contatto con una società fredda e alienante. Bliss ci chiede di rivendicare la spontaneità e felicità che un tempo furono nostre. Bliss parla al bambino dentro di noi e risveglia quell’innocente stupore che proviamo quando a un concerto dei Muse vengono sparate in aria lune gonfiabili e nel frattempo una pioggia di coriandoli scende sul pubblico come fosse polvere di stelle.

Si ringrazia Sara Stefanini per l’illustrazione in copertina, potete seguirla su Instagram e visitare il suo sito con tutti i suoi lavori: sarastefanini.com