Serry’s song of the day: Bring it on Down – Oasis

1994. L’anno in cui Kurt Cobain decise di disintegrare un intero genere musicale con un proiettile ben assestato. L’anno in cui la critica, stanca del dramma del grunge e dell’industrial americano, volse (per l’ennesima volta) lo sguardo alla Gran Bretagna. L’anno in cui, quasi per caso, due fratelli di Manchester decisero che fondere il sound dei Beatles, degli Stone Roses e dei Pistols poteva essere una buona idea.

L’anno in cui gli Oasis diedero alle stampe Definetely Maybe e cambiarono il mondo con il Britpop.

oasis definitely maybe cover album 1994

Il primo lavoro dei Gallagher rappresenta lo sfogo artistico di una generazione operaia uscita a pezzi dall’era Thatcheriana, esclusa per dieci anni dal processo creativo e musicale nazionale: sono gli under-class, pronti a riappropriarsi della musica come medium per esprimere la loro rabbia energica, strappandola agli universitari borghesi che l’avevano trasformata in una forma d’arte pragmatica e incolore (credevate davvero che la diatriba tra Oasis e Blur si fermasse al solo contesto musicale?).

Tra tutte le gemme dell’album, Bring it on Down, con il suo ritmo incessante e il suo testo al vetriolo, riassume in 3 minuti il pensiero filosofico dei fratelli-coltelli: “You’re the outcast, you’re the underclass/ But you don’t care, because you’re living fast”.

In sintesi, la grande rivoluzione d’Ottobre del socialismo musicale.

Da ascoltare per ricordarsi che le proprie origini sociali non sono mai un ostacolo alla realizzazione dei propri sogni.

ABBINAMENTI

Film Consigliato: The Italian Job

Libro Consigliato: Fight Club

Drink Consigliato: Guinnes mischiata con mezzo bicchiere di Whisky