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Up-People: Arya

Trovare la propria pace mentale è molto difficile: c’è chi è convinto di esserci riuscito, chi pensa che non ci riuscirà mai e chi come Arya la vede come un qualcosa in costante mutamento, a volte molto distante, altre volte incredibilmente vicina. “Peace of mind” è infatti il titolo del suo primo EP d’esordio, uscito il 22 gennaio 2021 per la giovane label Atelier 71.

Il suo potrebbe sembrarvi un nome nuovo, ma la verità è che Arya è sempre stata sotto ai nostri occhi: in passato, tra tutti gli altri suoi progetti, è stata corista negli ultimi tour di Ghemon e Venerus. La sua voce è un abbraccio caldo e morbido ma allo stesso tempo è come se le sue rime sembrassero volerti rimettere al tuo posto. Si muove agilmente tra hip hop e r&b, tenendo bene a mente le sue icone principali: Lauryn Hill, Erykah Badu e Snoh Aalegra.

“Peace Of Mind” è un viaggio verso una piena consapevolezza di sé, che passa attraverso pensieri, paure, gioie, insicurezze che la stessa Arya ha vissuto in questi anni di cambiamento e maturazione. 
Noi di Futura 1993 abbiamo voluto intercettarla per farci spiegare qualcosa di più sul suo progetto e il suo EP di debutto. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Arya, benvenuta! Raccontaci un po’ come e in che modo è nato Peace of Mind. 

Ciao ragazzi! Peace of Mind è nato due anni fa, a fine estate 2018, quando ho iniziato a collaborare con la mia etichetta Atelier 71 e i loro fondatori, Idriss Hannour e Dimitri Piccolillo. Si è creata fin da subito una sinergia tale da spingerci a continuare a lavorare assieme. Peace of Mind è stata la conseguenza logica di questa connessione, una prima chiusura di cerchio del percorso che ho fatto fino a qui. 

Il tuo progetto ha sonorità particolari e assolutamente non scontate nella scena italiana, ed è forse una delle cose che mi ha colpito di più nei tuoi brani. Da dove è partito il tuo lavoro di ricerca dei suoni? Che cosa ti ha influenzato maggiormente?

Grazie mille, sono contenta che ti sia piaciuto! Io ho sempre avuto ascolti quasi esclusivamente internazionali (solo recentemente ho cominciato ad esplorare anche il panorama italiano). Cerco di non focalizzarmi su un’unica fonte di ispirazione o un unico genere musicale, ma al contrario di allargare il più possibile i miei orizzonti di ascolto, passando dal soul più classico al nu soul, dal jazz alla trap-soul, dal hiphop alla salsa. La risultante è la mia personale rielaborazione degli stimoli musicali che ricerco quotidianamente. 

Il tuo EP è tutto in inglese: da dove arriva questa scelta stilistica?

A dire la verità fino ad ora non si è mai presentata come tale! Fin da piccola, ho sempre avuto la sensazione di essere nata nel paese in cui si parla la lingua sbagliata. Ogni volta che mi capita di andare in un paese anglofono, mi sento a casa. Ammetto che anche quando parlo da sola, la maggior parte del tempo parlo in inglese. 

Quindi è sempre stato naturale per me esprimermi in questa lingua, che sento mia in ogni senso possibile. 

Parlami un po’ di te: hai sempre saputo di voler creare musica oppure è una cosa nata inaspettatamente? 

L’ho sempre saputo. Sono nata e cresciuta in un ambiente musicale: mio papà è un cantante e quando ero piccola io e mia mamma lo seguivamo in tour. Da che mi ricordo ho sempre voluto esprimermi artisticamente, che fosse attraverso la musica, il movimento o la recitazione. 

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Sappiamo che hai partecipato a tour importanti come quello di Ghemon e Venerus: che cosa ti porti dietro di speciale da queste esperienze? 

Fantastico, lavorare con Gianluca e Andrea mi ha permesso di crescere su tantissimi livelli. Oltre ad avere una maggiore consapevolezza del mio strumento vocale, la mia confidence sul palco è aumentata drasticamente. è stata un’ulteriore conferma che è davvero lì che voglio stare, sul palco, a condividere con il pubblico. 

Cos’è la pace mentale, la peace of mind per te in questo momento? 

La pace mentale in questo momento per me è accettare che tutto passa. Accettare che io e tutto ciò che mi circonda siamo in costante movimento e in costante cambiamento, non attaccarsi alle cose (la famosa the art of letting go). 

Come ti immagini che sarà portare il tuo lavoro live appena si potrà?  

Una magia, sopra e sotto il palco.

Ti saluto con l’ultima domanda: cosa ci dobbiamo aspettare da Arya nel futuro? Puoi svelarci qualcosa?

Una maggiore trasparenza, una maggiore consapevolezza e chi lo sa, forse anche qualcosa in italiano.  A prestissimo!

di Sofia Lussana

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