dellarabbia intervista cover uptempo

Up-People: dellarabbia

dellarabbia è più di una semplice band, è un vero e proprio “collettivo musicale”.
Nasce dalla collaborazione tra il cantautore Marco De Vincentiis e l’autore e compositore Americo Roma, ai quali si uniscono Adamo Fratarcangeli, Federico Garofali, Piergiorgio Tiberia e Paolo Notarsanti.

Li abbiamo intervistati per parlare del loro ultimo singolo “Il Molise non esiste”, di Fake News e dell’album in uscita “L’Era della Rabbia”.
Buona lettura!

Ciao ragazzi, il vostro nuovo singolo “Il Molise Non Esiste” è il vostro modo di resistere a quest’epoca fatta di disinformazione. L’ispirazione per il brano vi è venuta di getto?

Ciao a voi! In realtà ci siamo inchiodati per qualche settimana, cercando di scrivere un brano che affrontasse di questo tema in modo ironico, provando a mantenere il sorriso sulle labbra. Alla fine in pochi minuti, come spesso ci succede, è arrivata la giusta ispirazione. 

Fra le varie Fake News uscite in questo periodo, qual è quella che vi ha infastidito di più?

Avremmo un lungo elenco da stilare per rispondere a questa domanda. Di sicuro le più pericolose sono quelle che hanno un fine di propaganda politica, che vengono iniettate nelle vene di chi non si informa prima di strutturare un’opinione propria, come fosse un virus costruito in laboratorio. Le peggiori senz’altro sono quelle che riguardano il coronavirus, perché approfittano dello sconforto proprio dei più deboli. È una vera piaga sociale che sta mettendo in crisi le poche certezze che erano rimaste alla nostra società decadente.

Questultimo singolo anticipa il vostro album desordio LEra della Rabbia”. Ci potete anticipare qualcosa del disco?

 È un album molto sentito, scritto quasi tutto prima dell’esplosione della crisi covid ma che in qualche modo dal nostro punto di vista, sembra raccontare comunque il nostro tempo. Sarà un album con molte tracce e con un solo featuring, di cui andiamo molto orgogliosi, che vi sveleremo più avanti. È un disco che non ammicca alle sonorità e ai temi nei testi che vanno di moda al momento. Parla di distanze e mancanze, di dubbi e incertezze e del presente, con tutte le sue contraddizioni. Non vediamo l’ora che possiate ascoltarlo. 


Il nome dellalbum è evidentemente un rimando al vostro nome: ma qual è lorigine di dellarabbia”?

Il nome che abbiamo scelto è liberamente ispirato al titolo di una storia di Tiziano Sclavi, “Della morte dell’amore”, di cui hanno fatto anche un film grottesco e scuro, un po’ come sono i nostri testi. Cercavamo un nome che raccontasse il nostro periodo storico, quella perenne aggressività mal repressa che caratterizza la società italiana. Un nome che avesse un senso e ci rappresentasse. Abbiamo pensato alla rabbia, che vediamo crescere ovunque come un parassita. 

La vostra musica è un mix di varie influenze. Quali generi e artisti vi hanno formato come collettivo?

Veniamo quasi tutti dalla scena punk rock tranne Adamo che invece viene dal folk più cantautorale ed ha una formazione classica essendo un orchestrale. Ascoltiamo di tutto, il cantautorato italiano e quello internazionale, il Nu folk e l’indie. Siamo molto aperti alle contaminazioni e siamo altrettanto appassionati di musica senza grandi pregiudizi. Speriamo sempre che sia una cosa evidente nel nostro sound. 

Con chi vi piacerebbe fare un featuring in futuro?

Se possiamo rispondere rimanendo nella sfera sei sogni, spariamo una lista di nomi complicati da raggiungere. Facciamo Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Samuele Bersani, Brunori sas, Daniele Silvestri e Caparezza. Magari qualcuno di loro legge l’intervista e ci fa un pensierino. 

Come avete trascorso i primi mesi della pandemia? Vi ha influenzato in fase compositiva?

Noi tendiamo a scrivere molto, siamo quasi compulsivi. L’album era praticamente pronto nella scorsa primavera, è frutto di un lungo periodo che va dalla fine del 2018 alla fine del 2019. Abbiamo scritto molto durante la pandemia ma non sono molti i brani nella tracklist dell’album che vengono da quel periodo di scrittura. Non ci piaceva l’idea che questo disco fosse una singola istantanea di un singolo periodo per altro pesantissimo, volevamo fosse un collage di sensazioni e riflessioni. In effetti le canzoni rimaste fuori dall’album hanno una malinconia e una sensazione inevitabilmente più claustrofobica che li caratterizzano. Magari prima o poi pubblicheremo anche quelli. 


Laugurio per il vostro 2021?

Vorremo che si arrivi finalmente ad una nuova normalità. Non speriamo neanche che si riesca a tornare a come stavamo. La maggior parte dei problemi con cui faremo i conti non vengono da questo periodo ma già ci attanagliavano da anni.

La precarietà, il rapporto malato con i social network, l’emigrazione giovanile, il razzismo e l’emarginazione degli stranieri, la politica lontana dalla società e tutto quello che da questo consegue erano già presenti nella nostra vita ben prima della pandemia. Il nostro augurio per il 2021 è che tutto quello che abbiamo passato riempia gli artisti in primis e la società italiana di coraggio e voglia di combattere per cambiare le cose. Speriamo di aver imparato tutti qualcosa da tutto questo.