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Up-People: Dj Aladyn

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con DJ Aladyn. Più conosciuto per il suo ruolo a Radio Deejay, DJ Aladyn è un abile produttore che di recente ha pubblicato un nuovo singolo dal titolo Paradise Lost, brano realizzato in collaborazione con la cantautrice Meus. Il brano nasce con la volontà di raccontare come, in questo caso, anche la figura demoniaca più cattiva dell’Universo, possa, con la dovuta volontà, pazienza, supporto e amore tornare a diventare buona. Un nuovo singolo che nasce con l’intento di sfatare la perenne battaglia tra “bene” e “male”, dove nessuno nasce “buono” o “cattivo”: semplicemente si è amati o meno. Il testo è ispirato a John Milton (Paradise Lost) e a Dante Alighieri (Divina Commedia), per la loro incredibile capacità di narrazione.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Come si concilia il tuo lavoro in radio con il tuo lavoro da produttore?

In realtà è piuttosto semplice, e sono di solito incastrato sempre nella stessa routine in cui la mattina e il pomeriggio mi dedico completamente al lavoro in radio, mentre la sera e, ancor di più, la notte, mi dedico alle produzione. D’altronde, anche la scienza ha confermato che la notte porta consiglio, e per me è esattamente così: sia che io sia sveglio, sia che stia dormendo, le idee mi frullano facilmente in testa dopo una certa ora.

Come sei entrato in contatto con MEUS? E come vi siete trovati a collaborare?

Era dicembre del 2019, e io ero in viaggio in treno, mi sembra avessi una serata o una cosa del genere, finchè non ricevo un messaggio su instagram da Silvia: molto generico, si presentava e voleva farmi ascoltare la sua musica. Ci ho messo qualche giorno prima di decidermi ad ascoltarla, e ne rimasi folgorato. Aveva una voce fantastica! Da lì ci ho messo poco a chiamarla, e qualche settimana dopo gli ho mandato la base di Paradise Lost. Ci troviamo molto bene insieme, il filo conduttore che ci lega è una sorta di anima esoterica che abbiamo in comune.

Qualche dettaglio riguardante il brano che solo un nerd musicale può capire?

Beh, un orecchio attento vedrà che a metà del brano entra una voce screcciata, quella voce è la voce di Terry Riley, guru della musica minimalista che ho voluto omaggiare così. Questa sua frase è così bella che vorrei tatuarmela:

«Quando ascolti rigorosamente un pattern che è ripreso continuamente esso ad un certo punto incomincia a subire una sorta di cambiamento sottile perché nel frattempo sei tu che stai cambiando.»

Durante il periodo del lockdown diversi artisti, tra cui anche alcuni del calibro di Nick Cave o Travis Scott, hanno elaborato diversi modi per colmare la mancanza di live. Hai visto qualcosa in tal senso che ti ha entusiasmato?

Per la musica questa pandemia è stato un vero e proprio disastro, sono stato molto contento quando visto che alcuni artisti hanno cercato di reagire creativamente, e così ho fatto anche io stesso. Di fatto, ho studiato molto vari aspetti della produzione: il lavoro che c’è dentro alla composizione, l’uso dei plugin, software, sequencer, synth… Sono grado di quel periodo, sono diventato molto più consapevole riguardo alcuni aspetti tecnici, ho lavorato a diversi brani che arriveranno nei prossimi mesi e sì, ho guardato diversi live su youtube di musicisti sperimentali degli anni Settanta e Ottanta. Sono contento se musicisti come Nick Cave o Travis Scott non si sono lasciati perdere d’animo e hanno combinato qualcosa di buono, ma i live in streaming sono solo una toppa momentanea, ormai siamo arrivati anche all’assuefazione.

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Come la vedi la situazione dei live?  

Non benissimo. Quando l’anno scorso ho cominciato a vedere tutte le date cancellate, è stata come una pugnalata al cuore. Non so quando tutto tornerà alla normalità, ma c’è da dire che i musicisti non possono campare solo di donazioni, ma per un po’ credo che dovremmo continuare a guardarci i concerti in streaming.

In che modo Paradise Lost è un cambio di percorso per te?

Sono di recente giunto alla conclusione che nell’arco della carriera di ogni artista ad un certo punto bisogna affrontare un cambio di percorso per poter continuare a creare senza ripetersi, e per me è arrivata esattamente questa fase. Sperimento, cambiano i suoni, le idee addirittura la visione stessa della musica. Credo che in questo momento sia importante diffondere musica più pensata, più ricercata, per evitare di rimanere in superficie, con solo musica spazzatura.

E adesso? Prossimi step?

Grazie al lockdown che mi obbliga a stare in casa, riesco a dedicare molto tempo alla musica. Usciranno nei prossimi mesi altri singoli, per arrivare poi a un album verso fino anno, o ad inizio del 2022.