francesco casolari intervista cover

Up-People: Francesco Casolari

L'incisore della tradizione europea in versione futuristica

Il dettaglio che fa la differenza: ora conosciamo Francesco Casolari, annata 1982, Bolognese dalla nascita e incisore da 23 anni.

Fin da bambino rappresenta scenari urbani e la loro versione fantascientifica, steam-punk, in modo europeo, con scorci metropolitani di palazzi vagamente settecenteschi attraversati da veloci astronavi.

Ha eseguito lavori per il mondo del cinema e aziende di moda, creando vere e proprie trame per tessuti, ma non solo, perché lascia la sua presenza nelle collezioni istituzionali, molto importanti sia in Italia che in America.

Ma le sue opere trovano la loro vetrina anche a Londra, New York, Parigi, Oslo, Bogotà, Santiago del Cile, Teheran, Toronto, Kathmandu e in  molti altri paesi e città. Le sue incisioni hanno una lunga lavorazione, interamente manuale, per un totale di 1300 ore di lavoro. 

Noi di Futura 1993 abbiamo quindi deciso di uscire un po’ dalla nostra comfort zone per inoltrarci nella pratica dell’incisione, che per Francesco può anche essere fortemente legata alla musica: ecco cosa ci ha raccontato. 

francesco casolari dittico del golfo arte

Come ti sei avvicinato all’incisione?

Ho iniziato molto piccolo, a 6 anni. Mia nonna materna, Giuseppina Lavarra è una pittrice, da piccolo alle elementari e alle medie quando tornavo il pomeriggio da scuola, mia nonna mi proponeva le prime lastrine da fare a puntasecca come passatempo, poi dopo qualche anno sono passato alla tecnica dell’acquaforte.

Ho fin da subito focalizzato la mia attenzione su scenari urbani iperfigurativi, avevo quasi la stessa mano e precisione di oggi. Iniziai a disegnare scene ottocentesche di Parigi, scenette di forti medievali, tavoli da esploratore, teatri dell’opera.

Il Professor Clemente Fava, che a quel tempo aveva la Cattedra di Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è un amico di famiglia e si interessò subito alle mie produzioni. Tramite i consigli di mia nonna e del Professor Clemente Fava che acidava e stampava le mie lastrine, iniziai la mia carriera artistica nell’infanzia.

Mi ha molto influenzato anche tutte le visite ai Musei durante i viaggi nelle varie capitali europee, le librerie enormi piene di cataloghi di arte che sfogliavo da piccolo. L’arte e l’attività artistica è sempre stata molto apprezzata nella mia famiglia è stata un’influenza di idee che mi ha strutturato verso questa attività da bambino.

Cosa ha l’incisione che le altre arti non hanno?

L’incisione, la grafica d’arte, è una tecnica molto artigianale, con processi chimici e fisici molto antichi e complessi, le prime opere è possibile che siano della fine del ‘400, il primo decennio del ‘500, i primi grandi incisori furono Albrecht Dürer in Germania e il Parmigianino in Italia.

E’ una tecnica che deriva dalla oreficeria, dal mondo del gioiello. Era una tecnica eseguita da artigiani, che ha molte similitudini con il bassorilievo, l’intagliatore del legno, lo stucco artistico del gesso, l’incisione su metallo prezioso.

Io faccio l’acquafortista, e come per tutti gli altri incisori, riusciamo ad esprimere la nostra arte grazie agli stampatori, siamo come dei piloti a cui preparano una macchina per correre, sono due ruoli complementari ed inscindibili.

L’incisione permette una precisione di un terzo di millimetro, questa caratteristica di resa del dettaglio è possibile solo in questa tecnica e questo fattore ci differenzia da tutte le altre arti.

Quanta influenza hanno gli amici e la tua cerchia sociale nella tua arte?

Guarda, penso che mi abbiano influenzato tanto. Dovrei fare una premessa, io sono dell’82, penso di avere avuto il primo cellulare a 18 anni, i primi mitici Nokia, la prima email a 25 anni e Facebook a 24 anni.

Per quelli della mia generazione non era possibile avere relazioni con gli altri senza un incontro nel reale, dovevi per forza uscire di casa se volevi parlare o confrontarti con qualcuno. Questo portava i giovani a stare sempre in gruppo, e portare vari gruppi di 20-30 persone l’uno a confrontarsi fra di loro, quello che a Bologna si chiama “la balotta”.

Penso che ho un giro di 140 persone che conosco ormai da 25 anni, ovviamente essendo uno che assorbe molto facilmente gli stimoli culturali o le mode dell’ambiente sociale e delle città che frequento, sicuramente nella mia arte c’è molto delle idee dei miei amici.

A 20 anni facevamo parte io e miei amici della Bloodyfrog: un laboratorio creativo che produceva grafiche e accessori, ovviamente lavori, ti diverti, e fai le vacanze sempre con le stesse persone, per forza dopo un po’ le loro idee diventano anche le tue.

Può essere una frase quasi banale, ma alla fine “Sei chi frequenti”. Inoltre di mio sono una persona che tende a seguire i consigli e cerca di ascoltare le opinioni altrui, quindi possiamo forse sicuramente interpretare le mie incisioni, come una forma di subcultura giovanile di un certo ambiente di alcune città.

Possiamo considerare la mia arte una forma di processo che porta alla luce un immaginario collettivo di un gruppo di persone.

francesco casolari parking arte

Cosa porta a scegliere l’incisione, dettagliata e precisa, per rappresentare una metropoli, caotica e in continuo cambiamento?

E’ come fare una fotografia, uno scatto della situazione, chi fa l’architetto saprà riconoscere la matrice del disegno tecnico d’architettura, una visione d’insieme con tante storie, personaggi, dettagli, rifarsi alla grande tradizione europea in versione futuristica.

Proprio i due ossimori della tecnica antica portata al futuro e del caos urbano riportato al rigore del cesellamento dell’incisione creano il mio stile, il suo quid visivo. Stiamo evolvendo, ma ormai si parla di post-industriale, di tardo capitalismo, sembra che il mondo più vada avanti più torna alle sue origini storiche, da qui i richiami medioevali, rinascimentali, settecenteschi.

Fotografare tutte le epoche in un unico scenario di metropoli.

Mi collego alla domanda precedente, hai mai preso in considerazione di rappresentare i piccoli borghi d’Italia? Rappresentano, in fondo, infinite storie incise nelle antiche abitazioni che onorano l’Italia.

Se devo essere sincero, non credo rientri nelle mie tematiche. Apprezzo molto i piccoli borghi d’ Italia, e quando posso ci vado in vacanza. Si respira felicità ed è tutto più bucolico, ma penso di essere inesorabilmente legato alle città, le metropoli e la rete internazionale che formano fra di esse.

La vita veloce e il nervosismo di un territorio urbano, sono la benzina che mandano avanti i suoi abitanti metropolitani e ogni tanto portano questi a delle eccellenze grazie proprio all’onda dell’ ambiente circostante. Però mi piacerebbe molto vivere in un borgo, magari in Umbria, penso che nei borghi risieda la serenità e la bellezza.

Quale tra le tue opere è stata più apprezzata dalla cultura estera rispetto a quella italiana?

Sicuramente le opere che conoscono di più all’estero  sono “Ameriqua” e “Oslo 2700”. Ma nel mondo del collezionismo, sono state sviluppate tante opere preziose sconosciute ai più.

Ma lo scopo del collezionista molte volte è questo, avere un’opera unica molto rara e ricercata che si distingua dal filone principale della produzione artistica di un dato artista.

Tra i tanti paesi e città che hai solcato con le tue mostre, quale ha stimolato maggiormente la tua creatività? Quale ha stimolato la tua mente fuori dalla zona di comfort?

Ho esposto in tantissime città in giro per il mondo, la mia attività espositiva si basa più sull’estero che in Italia. Europa, Nord Europa, Stati Uniti ed Estremo Oriente sono le zone in cui mi sono mosso a livello lavorativo di più.

Penso che Tokyo e New York siano le metropoli che colpiscano di più. Tokyo è la più grande megalopoli al Mondo con 37 milioni di persone, la pianura di Kanto su cui si estende porta ad avere un agglomerato urbano grande come il Nord Italia.

Quando ti confronti con queste due metropoli senti l’idea di centro del mondo, posti che hanno flussi economici di persone e culture che rappresentano tutto il mondo. Le zone centrali di New York e Tokyo raggiungono dei livelli di sofisticatezza che nel resto del pianeta penso non siano possibili.

Anche Montecarlo stupisce per la sua agiatezza ed eleganza, e Miami per l’ottimismo e il senso di allegria che c’è durante Art Basel Miami.

Con quali occhi uno spettatore dovrebbe vedere e leggere le tue opere?

Occhi attenti, sia esperti che nuovi all’arte, occhi curiosi pronti a raccogliere dettagli, su cui ognuno credo debba riflettere con la propria mente.

Quale messaggio è legato alle incisioni che riporti?

Il mio messaggio sostanzialmente è geografico, da alcuni anni il mio stile di progettualità viene definito come la formazione di un Atlante immaginario, un “Mundi imaginibus”.

Il mondo delle mappe, dell’architettura trova forma visiva nelle mie opere per parlare degli aspetti sociali, economici, e umani derivanti dalla rete internazionale esistente fra le metropoli del mondo.

La città come laboratorio creativo di idee, e le varie contaminazioni fra le tendenze locali ed internazionali che le varie metropoli esercitano fra di loro, influenzandosi a vicenda.

Noi siamo un network creativo che solitamente si occupa di musica, e quindi l’ultima domanda che vorrei farti è: collaboreresti con un musicista, cantautore o compositore per una tua opera? (Uscendo quindi dalla tua comfort zone)

Mi piacerebbe molto collaborare con un musicista, cantautore o compositore. Penso di avere molto più conoscenza del mondo musicale che del mondo artistico. Nell’arte ho l’occhio molto clinico, vado a cercare informazioni specifiche o seguo tutto ma di nicchie molto determinate, nella musica invece ho una visione ampia e generalista.

Disegnare 4 o 5 ore al giorno, vuol dire anche ascoltare 4 o 5 ore di musica al giorno. Ascolto la musica in modo tecnico, compro cuffie professionali e mi attacco alle internet radio. Non sono uno da concerti, sono più concentrato sulla qualità del suono, ascoltare musica in cuffia col silenzio intorno; la qualità della base musicale così si amplifica e rivela anche i micro suoni di sottofondo.

Quando disegno ascolto ambient, su Youtube mi guardo i video rap e trap, e la radio in casa trasmette sempre musica classica: lirica, opera, musica da camera, dirette di concerti.

Mi piacciono molto anche le colonne sonore come quella di “Blade Runner 2049” di Hans Zimmer, e non vedo l’ora che esca “Dune”.

di Giulia Garulli

Futura 1993 è il network creativo creato da Giorgia e Francesca che attraversa l’Italia per raccontarti la musica come nessun altro. Seguici su Instagram e su Facebook!