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Up-People: Lyre

Il 15 Dicembre è uscito Broken Flowers (per Pitch The Noise Records), il primo singolo di Lyre (che segue la cover di Send his love to me di PJ Harvey, pubblicata durante il periodo del lockdown).

Lyre è il progetto musicale di Serena Brindisi. Questo è il primo capitolo che ci introduce nel mondo di Queer Beauties, il disco di debutto che vede la luce dopo una lunga gestazione di sperimentazione e ricerca sonora.

Ecco la nostra intervista:

Com’è stato collaborare con Dan Brown? Qualche aneddoto?

E’ stato bellissimo, sopratutto a livello umano. Lui ama ospitare gli artisti con cui collabora a casa sua, a Bristol,dove ha anche il suo studio., perchè in questo modo si ha la possibilità di fare delle vere e proprie full immersions ed è molto ospitale.

Ho amato moltissimo condividere ogni momento , i pranzi, le cene, la conclusione delle sessioni al pub, dove davanti a una birra mi raccontava di Bristol e della sua scena musicale negli anni del trip pop, e a me non sembrava vero di poter vivere in prima persona quei luoghi e poter parlare con un musicista di tale calibro che ha contribuito alla nascita di uno stile di musica che ha rivoluzionato poi tutti gli altri, sopratutto nell’elettronica.

E’ stata anche una guida molto importante. Mi ha dato dei consigli validissimi e fondamentali. É stato lui a dirmi che avrei dovuto indagare ancora di più per arrivare al giusto sound e di non fermarmi, fino a quando non fossi convinta davvero.

E anche se poi ciò che è nato dalla nostra collaborazione si è rivelato un altro punto di partenza per me e Giuliano Pascoe, perchè sentivo di non essere riuscita ancora a trovare il giusto mondo sonoro per il mio progetto, è stato davvero un passaggio fondamentale.

Quand’è stata la prima volta che hai pensato a far nascere il progetto Lyre?

Appena ho iniziato a scrivere dei miei brani ad Edimburgo,  anni fa.

Ci ho messo un pò a trovare il sound e il nome giusto, mi accontento difficilmente.. poi il nome definitivo Lyre, mi fu suggerito da Davey Ray Moore(Coustaux, produttore anche di alcuni lavori di Cristina Donà e degli Afterhours), che è stato il mio supervisor all’università di Bath ed è stato un altro incontro molto prezioso, che mi ha spronata molto durante la scrittura. 

Esordire in un periodo così complicato come quello del 2020. Era il momento giusto?

Probabilmente non è il periodo più fortunato, ma non aveva senso aspettare ancora di più. Ero pronta a uscire ed è scoppiata la pandemia e c’è stato il primo lock down, ho dovuto mettere in pausa tutto, le mie prove per il live e l’uscita dell’ep.

Ho fatto uscire solo una  cover il 22 Giugno , per anticipare questa uscita. Poi si è ribloccato tutto di nuovo, appena mi ero rimessa a riprovare dopo l’estate con Fiore Garcea, il mio batterista. Ora non posso più aspettare, anche perchè sto scrivendo tanto nuovo materiale ed è arrivato il momento di mostrare ciò che ho fatto fino ad ora, per evitare che passando troppo tempo e continuando a sperimentare, rischi di non allontanarmi troppo da questo primo lavoro, emotivamente parlando. 

Quella di Lyre è l’immagine di un personaggio tormentato, è così anche Serena?

Si, sopratutto a livello creativo.

Sono severissima, spietata a volte, verso me stessa. Non mi accontento mai e spesso questo mi fa soffrire. Lavoro costantemente per cercare di ammorbidire questa parte di me, cosi dura, per aprirmi.

Il lavoro creativo è una cosa di cui non posso fare a meno, una sorta di imperativo, a volte una vera benedizione che però, se non trattata con delicatezza e cura, può trasformarsi in una condanna. Ci vuole molta gentilezza e attenzione e c’è sempre da imparare.

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In che modo la tua attività di attrice si concilia con quella musicale?

Quando mi sono trasferita ad Edimburgo e buttata a capofitto nella ricerca musicale, ho messo sempre più da parte il lavoro di attrice, perchè ho sentito di aver bisogno di tempo e di dover staccare dal  teatro, per ricostruire un nucleo forte,  non avendo avuto mai una pausa per più di dieci anni, sempre di corsa tra provini e tournée, e senza aver mai una fissa dimora.

Ero un pò a pezzi. I primi anni, ho fatto però avanti e indietro tra l’Italia ed Edimburgo, per chiudere dei lavori che avevo ancora in ballo. Poi, mentre ero ad Edimburgo, ho frequentato delle masterclass a Glasgow di recitazione per tenere aperta sempre quella porta e vedere come fosse recitare in un’altra lingua, studiando altri metodi . Ma la ricerca musicale mi ha presa completamente per un lungo periodo.

Ora sento, in concomitanza anche con il voler suonare live, un desiderio nuovo, quasi un bisogno del mio corpo di ritornare anche sul palco di un teatro, di ricercare attraverso la recitazione e lo farò presto.

Sento finalmente il profondo legame tra le due cose, mentre per un certo periodo ho sentito come se la musica fosse stato anche un rifugio dagli strattoni della vita difficile da attrice di teatro. Ma ora, probabilmente  il mio prepararmi per un concerto live ha risvegliato il mio amore verso la performance e la recitazione. Mi manca tantissimo, ora lo sento molto, e sono pronta con calma a riiniziare.

E adesso?

A Gennaio riprenderò le prove e spero di poter esibirmi live appena sarà possibile, per presentare il mio ep Queer Beauties che uscirà il 22 Gennaio sempre per Pich the Noise Records.

Nel frattempo continuo a studiare per migliorare le mie produzioni musicali e sono molto immersa nella scrittura di nuovi brani.