ida nastri comfort zone cover

Recensione: Ida Nastri – Comfort Zone

Vi è mai capitato in quest’ultimo periodo di ricercare la vostra zona di comfort ideale? È un periodo tosto, e questo lo sappiamo tutti, senza scanso d’equivoci. Ma nel brutto e nel terribile noi continuiamo a scoprire nuova musica come quella di Ida Nastri, al secolo Chiara Padellaro, che esordisce il  20 novembre su tutte le piattaforme digitali con Comfort Zone, primo singolopubblicato da Romolo Dischi e distribuito da Pirames International.

Brano scritto la scorsa estate “in piena pandemia, dove tra momenti di disperazione per la difficile situazione sanitaria e lavorativa ho deciso di reagire semplicemente non fermandomi, che fosse scrivere, studiare, registrare, produrre” afferma l’artista.

ida nastri recensione zona di comfort

La situazione vissuta da tutti noi, a livello globale, ha scaturito nell’artista delle sensazioni in forte contrasto tra loro, sicuramente una voglia estrema di godersi secondo per secondo l’esistenza davanti a sé, senza alcuna remora o timore nei confronti dell’ignoto. Ecco che l’horror vacui si trasforma, nel brano di Ida, in una comfort zone adatta a tutti e a tutte le situazioni possibili. Perché rimandare a domani le emozioni che si possono vivere oggi? Perché non giocarsi ogni istante al massimo delle proprie energie?

Se il lockdown ha causato decisamente troppi disagi interiori, ha anche smosso in alcuni di noi il desiderio di rivalsa nei confronti dei giorni tutti uguali, del tempo che scorre, del nostro viso che cambia, dei secondi e i minuti che non tornano più indietro,

“La vita è un viaggio, non è una meta. Non è il posto fisso. Non è decidere un mestiere a vent’anni e farlo per il resto della vita. Tutto è in continua trasformazione e cambiamento, e questa legge del cosmo va assecondata, non infranta. Infrangerla, e quindi vivere nell’immobilità, è solo un’illusione. Il “per sempre” non c’è, che si tratti di una persona cara, di un lavoro, di uno status sociale o di una condizione fisica.”
Ida Nastri ha capito che la cosa più importante è saper, metaforicamente “ruotare”, proprio come fa il mondo. E cambierà anche la prospettiva dalla quale guardarlo.

A pensarla come lei Giuseppe Salvaggio, maestro del “qui ed ora” e coautore del brano.