Up-People: Leo Pari

Chiudere a chiave i ricordi come lucchetti: l'intervista a Leo Pari

Leo Pari è un artista impossibile da incasellare, alla luce delle numerosissime esperienze a cui ha preso parte nel corso della sua carriera: cantautore, autore di brani di successo, produttore (suo lo zampino nel disco d’esordio di Gazzelle), arrangiatore e tastierista live dei Thegiornalisti, senza dimenticare gli infiniti progetti paralleli in cui è stato coinvolto: insomma non può dire di essersi annoiato. Il cantautorato rimane però la sua prima passione, il porto sicuro da cui è partito e a cui approda sempre, come nel caso del suo nuovo singolo Lucchetti.

Il pezzo è parte di un percorso intrapreso nel corso dell’ultimo anno, fatto da singoli tematicamente uniti dal riferimento costante all’universo femminile, cardine di un concept album di futura composizione. Tornano le sonorità sintetiche ed elettroniche dal fascino vintage tanto care al musicista romano, impreziosite da un songwriting trascinante e dalla sicura potenza melodica. La produzione è curata dallo stesso Leo insieme a Gianluigi Fazio, anch’egli autore e turnista affermato, per un risultato raffinato e di grande intensità. L’insieme si completa grazie al contributo di Nicola “Ballo” Balestri, storico bassista di Cesare Cremonini, stavolta in veste di arrangiatore orchestrale, donando così quel tocco emotivo in grado di scuotere con efficacia l’inciso.

In previsione dell’uscita del disco abbiamo fatto quattro chiacchiere con Leo Pari, ripercorrendo la sua carriera, le collaborazioni più significative e le sensazioni alla base della genesi del singolo.

Raccontaci un po’ come è nata Lucchetti. Quali suggestioni ti hanno ispirato?
Questa è una canzone che parla di incomprensioni. Nasce per descrivere quella sensazione di incompletezza al termine di una storia d’amore in cui tu non sei riuscito a dire tutto quello che avresti voluto. Senti allora che sono rimaste delle parole, dei ricordi, dei momenti incompiuti, che ti porti poi dietro come se fossero chiusi da alcuni lucchetti. È questa l’immagine principale: il peso dei non detti chiuso a chiave.

Il pezzo è parte di un percorso di un concept album: è nato così fin dal principio o ti sei accorto strada facendo che le varie canzoni erano unite tematicamente?
Il disco che uscirà è nato con una volontà ben precisa: comporre tutti brani che si potessero suonare al pianoforte o alla chitarra, quindi acusticamente, in quello che è un po’ il trait d’union del lavoro. Dal punto di vista tematico, il concept legato all’universo femminile si è sviluppato strada facendo. Le donne sono come le stelle è il primo pezzo che ho scritto, seguito da Matrioska, e mi sono reso conto che c’era questo rivolgersi costante in particolar modo al mondo delle donne. Il resto è uscito a cascata, molto spontaneamente.

Cosa rappresenta per te l’universo femminile? Quanto è importante per te?
Sento una forte vicinanza e affinità con esso, spesso amo fare lunghe chiacchierate con la mia ragazza o con amiche e mi sento sempre coinvolto dalle sue dinamiche. Penso ci sia una componente femminile molto forte nella mia personalità. Di conseguenza quando scrivo mi viene estremamente naturale rivolgermi ad una donna, non è una forzatura.

Nella produzione e nell’arrangiamento hai lavorato con un team ben strutturato, quanto ti ha aiutato?
Avere una squadra creativa attorno a me è stato assolutamente fondamentale. Stavolta mi sono fatto affiancare nella produzione da Gigi Fazio, con cui collaboro da diverso tempo, ed è stato bravissimo nel concretizzare il sound che immaginavo, c’è stata grande complicità. Il suo contributo è stato determinante nel tradurre in musica le sensazioni che gli suggerivo. Ballo si è occupato invece degli arrangiamenti dell’orchestra, registrata a Budapest: i violini e i fiati reali danno tutto un altro feeling.

Da qualche anno i tuoi brani sono caratterizzati da sonorità molto 80s, cosa ti piace in particolare di quell’estetica e di quell’immaginario?
In generale nei miei dischi provo sempre a fare una ricerca, a non fermarmi ad una facile comfort zone. Per esempio, nelle mie uscite precedenti come Spazio e Hotel Califano c’è sì un grande uso di sintetizzatori e “macchine”, ma ci sono anche molte differenze nel sound e nell’approccio. Però confermo quanto dici: spesso nei miei lavori tornano forti riferimenti agli anni ‘80 e ’90, perché è il periodo in cui sono cresciuto e per forza di cose sono rimasto influenzato da quell’immaginario.

E rispetto ai tuoi esordi, quanto si è evoluto il tuo modo di scrivere anche in relazione all’arrivo di una nuova scena cantautorale come quella degli ultimi anni?
Il mio primo disco è del 2006, quindi posso dire di aver fatto un paio di volte il giro (ride, ndr). Era completamente fatto in cameretta con un vecchio computer su cui era installato Windows ‘98. Per questo motivo, e per i temi trattati, lo sento vicino ad un certo pop di adesso, in cui ritrovo delle suggestioni che avevo anticipato. Con il passare del tempo mi sono poi approcciato ad altri musicisti e ad altri generi come il folk, fino a tornare all’elettronica da cui ero partito. Quindi, più che modificare il mio tipo di scrittura mi sono mosso tra numerosi mondi sonori. Sono comunque molto attento alle nuove uscite e mi lascio influenzare quotidianamente da nuove ispirazioni, soprattutto dalle idee fresche dei giovanissmi.

Sempre considerando l’emergere di questa nuova scena italiana, il tuo pubblico quanto è cambiato nel tempo?
Il mio rapporto con il pubblico è cresciuto sempre più ed è ottimo, in questo momento. Mi sono accorto però che escono tantissimi pezzi nuovi ogni settimana, e rispetto a un tempo è un po’ il rovescio della medaglia delle nuove tecnologie che permettono di realizzare canzoni con molta più facilità e rilasciarla sulle piattaforme di streaming anche senza un’etichetta. Sia chiaro, è un grande traguardo che ha dato la possibilità a tutti di esprimersi e produrre arte, ma il sovraccarico di uscite che ne consegue rischia di far perdere attenzione al pubblico, che è spaesato e non sa più individuare chi è veramente forte e meritevole. Rispetto ad una così ampia proposta, la richiesta dovrebbe diventare più attenta e selettiva.

Hai un’anima poliedrica, avendo lavorato anche in veste di autore e produttore per altri artisti. Come ti relazioni alle varie esperienze? Quali sono le differenze d’approccio?
Oltre alle mie cose, mi piace l’aspetto creativo a tutto tondo, quindi amo partire da zero con un artista e seguirlo nel processo di nascita di un brano, compenetrando la sua modalità di scrittura e curando, dove possibile, anche la produzione. Recentemente è successo con Gazzelle ed Elodie, e presto usciranno altri pezzi a cui ho contribuito come autore per i Viito, Galeffi e Vipra. Mi piace spaziare tra realtà molto diverse l’una dall’altra in quello che è un lavoro particolare: una sorta di trasmigrazione nel mondo dell’artista che ho di fianco, cercando di pensare a cosa sarebbe bello che dicesse, elevandone il potenziale.

Spesso dai tuoi social emergono numerosi riferimenti alla cultura pop: quali sono quelli che nell’ultimo periodo ti hanno maggiormente ispirato nella nascita delle nuove canzoni?
Sicuramente Lucchetti ha una lontana risonanza battistiana percepibile fin dalla copertina, che cita Una giornata uggiosa. Lucio rimane sempre il mio preferito di tutti tempi, nonostante siano passate tante decine di anni. Mi ha influenzato tanto anche Damon Albarn, specialmente il suo lavoro con i Gorillaz, e nelle mie canzoni c’è sempre anche un po’ di quel mood da jingle dei cartoni animati, è un po’ un mix di tutto questo. Non è un processo così razionalizzato in realtà, è abbastanza randomico e me ne accorgo soltanto a pezzo compiuto.

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo futuro? Suonerai ancora nel side-project Boys Boys Toys con Marco Rissa o nel tributo a Battisti con Gianluca De Rubertis?
Al momento questi progetti paralleli sono congelati. Sono state bellissime esperienze che torneranno in futuro, ma ora voglio dedicarmi pienamente alle mie canzoni e all’album che sta per arrivare. Qualche giorno fa ho fatto un live acustico piano e chitarra al Largo Venue a Roma e ce ne saranno ancora, rispettando le norme di sicurezza previste dal nuovo decreto. Dopo l’uscita del disco sarebbero previsti dei concerti con tutta la band, ma staremo a vedere cosa ci riserveranno i prossimi mesi da questo punto di vista, ora come ora non abbiamo garanzie di alcun tipo.

Di Filippo Duò

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