sealow onde album cover

Recensione: Sealow – Onde

Travolti dall’onda sonora di Sealow

Persi in mezzo al mare siamo riusciti a ritrovare la rotta grazie alla luce di un faro rappresentato da Sealow, all’anagrafe Simone Patti, cantautore romano alle prese con il suo primo album. Lo vediamo chiaramente mentre ci guida attraverso le tracce di Onde, il concept album pubblicato in questo 2020. Caratterizzato da movenze afrobeat, il disco non perde mai di vista il contesto in cui naviga, ma cavalca alla perfezione la corrente. Dal punto di vista del suono il lavoro è più che coerente e nonostante la differenza che intercorre tra le tracce, è facile ritrovare un fil rouge che le collega tutte e undici.

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Anticipato da Occhi da Serpente Baby Nuvole, che già davano una bella anteprima del mood che avrebbe poi vestito l’intero disco. Un’impronta fresca e decisamente ritmata quella che si può ascoltare in tracce come Baby Nuvole o Dancehall Boogie. Sicuramente Sealow non nasconde la sua passione per la musica afroamericana e la ripropone all’interno del suo disco in una chiave sicuramente molto più personale e unica. Il primo ascolto è interessante, soprattutto per chi non è abituato a certe sonorità d’oltreoceano. In pezzi precedenti, come Tunnel (singolo del 2019) conoscevamo un Sealow apparentemente più serio, influenzato anche dalla collaborazione con Ram Jam e GuIRIE.

Ci vediamo sul fondale

Menomale che sei il mare

Continui sono i riferimenti marini, che stimolano l’immaginario dell’ascoltatore e lo trasportano immediatamente nel mondo verde mare di Simone, alla scoperta di un concept album che racconta di viaggi con un sottofondo sempre marino. 

A tratti ci sembra di essere in un paesino della Spagna, o in Sud America, e almeno con l’immaginazione siamo in grado di scoprire posti lontani da dove siamo ora. Occhi da Serpente è la classica road song, che ci cattura fin da subito con un ritornello molto semplice e diretto.

Con Ryanair voliamo subito al Sud e in piena estate, merito anche dell’influenza del siciliano Roy Paci, che dà un certo spessore al pezzo rafforzandolo con la parte strumentale. Verso la fine stiamo già ballando e non ce ne siamo nemmeno resi conto.

Gianicolo è forse il pezzo che ci ha colpito maggiormente, dalle musicalità meno festose, ma sicuramente più riflessive e personali. 

Sealow è un artista dalle mille sfaccettature e lo dimostra scrivendo i suoi pezzi e producendone anche alcuni. All’interno di questo album troviamo pezzi come Todo El Mundo, appunto di sua produzione, che ripercorre il mondo del Liquid Dub francese, di cui abbiamo sentito parlare solo a qualche festival europeo.

Nel complesso si riconosce una certa crescita nel disco, che dimostra di essere frutto di due anni di lavoro e di esperienze dell’artista. Due anni in cui oltre ad essere maturato come artista ha anche raccontato l’evoluzione della sua vita rendendo Onde la testimonianza di un passato che diventa presente e si trasforma in futuro, un po’ come il movimento continuo delle onde del mare, che si infrangono alla riva, ma poi tornano più forti di prima. 

Di Miriam Gangemi

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