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Up-People: Leonardo Zaccaria

La poesia di una notte al Louvre, l'intervista a Leonardo Zaccaria

Immaginate un acerbo Allen Ginsberg che a 22 anni invece di scrivere poesie decide di presentarsi a un casting per il nuovo film di Woody Allen e non viene preso. Esce dal set, compra una chitarra e inizia a scrivere canzoni: il risultato è Leonardo Zaccaria, giovane cantautore romano dalle mille anime. Cinema, arte e letteratura sono fra le sue innumerevoli passioni, e si riversano così nei brani che compone con un’impressionante urgenza espressiva.

Dopo diverse esperienze in veste di autore – è tra le firme di Graffiti di Annalisa – ha esordito con il singolo Il senso di una storia pubblicato a fine agosto. Da pochissimi giorni è fuori il nuovo pezzo Louvre: un inno alla notte e alle sue misteriose atmosfere, tra musei illuminati, opere d’arte e un amore pieno di difficoltà. Le immagini, le riflessioni e i dubbi del testo lasciano spazio ad un inciso liberatorio, spontaneo e sognante. Le domande e le preoccupazioni diventano un sottofondo, rimangono solo le strade buie e la musica, che in questo caso è arricchita dal tocco di un vero gigante del pop italiano, Michele Canova, qui in duplice veste di producer e discografico, tramite la neonata etichetta Canova Rec.

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Abbiamo fatto così quattro chiacchiere con lui per approfondire il suo mondo interiore: ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo parlando del tuo singolo: cosa ti ha ispirato nella sua scrittura?
Ciao, grazie per l’intervista! Quando ho scritto Louvre ero in un periodo in cui volevo affrontare i miei dubbi sul futuro, che avevo a causa di alcuni “momenti no” che tutti noi abbiamo quando cerchiamo di raggiungere un obiettivo. Volevo portare questo stato d’animo in una canzone ma con serenità. Volevo dire a me stesso e agli altri di prendere tutto con più leggerezza e di lasciarsi andare.

Avevi degli ascolti di riferimento a cui ti sei rifatto nel processo compositivo? 
Non in particolare. Ma credo si senta l’influenza di Ed Sheeran che è un artista che amo mentre nel ritornello quella di Rino Gaetano.

Nel brano parli di arte e notte come elementi cardine, quanto questi ultimi sono stati ricorrenti nel corso della tua vita?

Per quello che mi riguarda l’arte e la notte sono due sorelle. La notte è per me un momento di ispirazione, di ricerca di spunti artistici, di riflessione e di scrittura. Ma non è così soltanto quando sono all’interno di un processo artistico dentro casa o in uno studio, per me anche in una serata qualsiasi con i miei amici la notte è come una galleria d’arte. È piena di immagini, di atteggiamenti diversi, di movimenti veloci e meno veloci che mi colpiscono e forse è anche il momento della giornata in cui mi sento più leggero.

Com’è stato lavorare con Michele Canova alla produzione? Che rapporto hai con lui?

Lavorare con Michele Canova è stato, è e sarà un’esperienza incredibile per me.
Michele ha realizzato alcuni dei dischi che sono tra i miei preferiti – per esempio Alla mia età di Tiziano Ferro, che è un disco chiave per me – e quindi per me è un onore questa collaborazione artistica. Io mi fido moltissimo di lui e lui sviluppa sempre le mie canzoni senza snaturarle, cosa che sento come un attestato di stima nei miei confronti. Per quanto riguarda Louvre, Michele ha da subito intuito la direzione che poteva essere più interessante per il brano, unire la forte componente acustica a una ritmica minimale e moderna.

Hai anche una solida carriera come autore, come ti approcci ai due mondi, quello più
cantautorale e quello da topliner? 

Sicuramente sono due mondi molto diversi perchè quando scrivo come autore c’è un altro artista che dovrà cantare quelle parole e quelle melodie quindi ci sono più varianti in gioco. Devi riuscire a far sentir quell’artista completamente a suo agio entrando nel suo mondo in punta di piedi. Per quanto riguarda l’approccio cantautorale è sicuramente un approccio più libero, parto da una qualsiasi cosa: una frase, un’immagine che mi è restata impressa un pomeriggio, uno spunto oppure parto da un riff di chitarra, e scrivo.

Ho letto che hai un pantheon di riferimenti molto vasto: da Ginsberg a Cremonini. Quanto ti
hanno influenzato i prodotti culturali con cui sei cresciuto? 

Molto. È bellissimo essere travolti da una canzone, da un film o da un libro. Per me si tratta
esattamente di quello, di essere travolti. A volte leggere una poesia di Ginsberg mi dà la stessa adrenalina che mi può dare giocare una partita di calcio o una scena di un film d’azione. Mi piace immagazzinare questa sensazione e tradurle in musica, senza mai sfociare nell’imitazione ovviamente ma guardare ad artisti che sono dei riferimenti per me mi ispira e mi aiuta a fare meglio.

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A tal proposito, ci sono degli elementi artistici (libri, film, opere d’arte, ecc), che ti hanno
segnato fortemente e che ti sentiresti di consigliarci? 

Voglio consigliarvi due film, uno sicuramente più famoso e l’altro meno.
The Dreamers di Bernardo Bertolucci e Kill your darlings di John Krokidas.

Con quali artisti del panorama musicale italiano ti senti più affine e con cui ti piacerebbe poter lavorare?

Mi piacciono molto Tommaso Paradiso, Tiziano Ferro, Elisa, Tedua, Guè Pequeno e Madame. Ma sono molti gli artisti che stimo nel panorama musicale italiano.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo futuro?

Per adesso sto lavorando ai nuovi singoli, e il prossimo è già pronto. Per quanto riguarda l’album io sono molto legato al concetto di disco quindi ho già in mente qualcosa ma non mi piace anticipare troppo. Spero di riuscire a costruire qualcosa di importante, un viaggio in cui possano ritrovarsi in
molti.

Di Filippo Duò

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