beckenbauer intervista band

Up-People: Beckenbauer

Tra lo-fi e romanticismo, la vaporwave italiana dei beckenbauer: l'intervista

Da qualche anno imperversa una vera e propria retro-mania per decenni come gli anni ’80 e ’90, tra nostalgici riferimenti a VHS, mondo lo-fi, sintetizzatori sognanti e romanticismo da film di John Hughes, che ha conquistato tanto le serie tv – Stranger Things e Dark su tutte – quanto la musica, basti pensare all’ultimo album di The Weeknd o a tutto il filone It-Pop. Proprio in questa scena è sempre più difficile imporsi per via della varietà di proposte presente, ma quando arriva un nome con le carte in regola per farsi notare lo si riconosce subito: si tratta dei beckenbauer, gruppo brianzolo che dopo anni di esperienza con altre formazioni ha debuttato da pochissimi giorni con il singolo benedetta follia, un concentrato di dream pop e vaporwave come pochi altri fino ad ora nel nostro panorama.

becjenbauer band intervista 2

La band è composta da cinque membri: Francesco alla voce, Daniele e Matteo alle chitarre, Stefano al basso e Nicole alla batteria. Il risultato è un impasto lo-fi che lievita dentro a composizioni pop dal sapore internazionale, riverberate ed eteree, in cui pulsazioni elettroniche convivono senza fatica con languide chitarre. Il pezzo presenta l’estetica del gruppo con disarmante sincerità ed è perfetto da ascoltare sui tetti dei palazzi di una metropoli al tramonto, in un’ambientazione molto simile a quella della copertina, in un abbinamento visivo e musicale decisamente azzeccato.

Ironici ma ricchi di consapevolezza, i beckenbauer hanno le idee chiare sul futuro, in quello che è un percorso da tenere d’occhio e che abbiamo voluto approfondire facendo quattro chiacchiere con loro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Innanzitutto vorrei sapere qualcosa in più su di voi: qual è stato il vostro percorso nel mondo della musica e cosa vi ha portati a formare una band?

Daniele: Un giorno di 2 anni fa mi arriva un messaggio da Francesco: “Ciao, ho bisogno di un chitarrista!”. Era una band di amici che suonavano insieme da qualche lustro, roba da adolescenti sognatori, Nicole era già alla batteria. Ragazzi uniti dalla stessa passione, da ore di studio, gavetta e sogni di gloria. “Può interessare la cosa?” Interessava! Contratto con Universal, Amici, 3 singoli, un EP, tante belle cose, ma sentivamo il bisogno di seguire un’altra strada. Non era ancora la nostra musica, quella, e noi avevamo bisogno di creare un qualcosa che potessimo considerare veramente nostro. Peripezie, rifondazione e si riparte da zero. Mentre lavoriamo sui primi pezzi tiriamo dentro nel nuovo gruppo Stefano e Matteo e la trasformazione si compie. Così nascono i beckenbauer. Morale della storia: non siamo una band, siamo un Pokémon che si evolve (ride, ndr).

Cosa vi ha colpito di Beckenbauer a tal punto da sceglierlo come nome nome della band?

Francesco: Guardavo su Sky Il Profeta del gol, un documentario scritto e diretto da Sandro Ciotti, che narra le gesta di Johan Cruijff, un genio prestato al calcio. Johan partecipa ai Mondiali ’74 con l’Olanda del calcio totale, arriva in finale e incontra la Germania Ovest di Müller e Beckenbauer. Sulla carta non c’è partita, gli olandesi giocano dal futuro. Ma vince la Germania. Primo piano su Beckenbauer: classe e leadership. Scrivo ai ragazzi: ho trovato il nome della band. Beckenbauer. Perché? Perché ha vinto un mondiale contro il futuro con i piedi ben piantati nel presente. Poi suona bene e io mi fido delle cose che mi suonano bene.

beckenbauer benedetta follia cover

Raccontateci un po’ cosa vi ha ispirato maggiormente nello scrivere il singolo d’esordio benedetta follia.

F: Mi viene difficile riavvolgere il nastro del processo creativo, forse evito di razionalizzare per legittima difesa. Quando scrivo affronto il pianoforte e il foglio bianco come Pollock con la tela. Riempio i barattoli di colori, salgo su un flow e lascio sgocciolare. Dato che non imposto il navigatore il risultato finale è una somma di tante piccole grandi esperienze che si imbucano nell’atto creativo. Comunque ci vorrebbero meno cose di cui farsi una ragione e più cose di cui farsi una follia. La follia abita tutti noi, è il nostro personalissimo nullaosta per evadere dal conformismo. L’invito è questo: quando puoi perdi la ragione, sconfina. Non fare come me in questo momento, non cercare la risposta perfetta, cerca la tua.

Le vostre sonorità sono tanto vintage quanto contemporanee, con sapienti richiami ad una precisa estetica lo-fi e vaporwave: come avete lavorato dal punto di vista della produzione e della scelta dei suoni?

Stefano: Chi ha avuto un’idea precisa sul tipo di paesaggio sonoro da affidare alle canzoni è sicuramente Francesco. Chi ci ha permesso di ottenerlo in fase di produzione invece è stato Emil Yardo. Ciascuno di noi ha cercato, a mio parere inconsciamente, di riportare il tutto al proprio genere di appartenenza, contaminando quindi in vario modo quella precisa estetica che ci eravamo imposti come obiettivo.

Il lato estetico del vostro progetto si inserisce in un ampio filone, quello della retromania e del recupero di un certo sound e di un certo immaginario: raccontateci cosa amate di tutto ciò e quanto vi ha influenzato.

Matteo: Siamo completamente innamorati di tutta questa nuova wave “aesthetic”: il lo-fi, l’analogico, il VHS, ci fanno volare. La copertina del singolo, ad esempio, vuole essere proprio quella roba lì: una foto tipicamente da Tumblr, con gli sguardi volti al cielo che diventa rosa. L’anello di congiunzione tra il nostro sound e la nostra estetica credo sia proprio questa malinconia, questa ossessione per il passato che viviamo quotidianamente nel presente.

Quale ritenete essere la caratteristica in grado di farvi spiccare sulla scena attuale?

D: Mi vengono in mente solo risposte tipo selezioni trash del Grande Fratello (ride, ndr).

C’è qualche collega che stimate e con cui vi piacerebbe duettare?

M: La collab dei sogni sarebbe scrivere un brano insieme a Tommaso Paradiso e Francesco De Leo. Verrebbe fuori una hit ‘80s nostalgica, romantica e allo stesso tempo maledetta e psichedelica. Ma forse sto fantasticando troppo.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro futuro?

S: Qualche bpm in più, occhi chiusi e mani in alto in una pista da ballo in stile retrò. Poi, dopo aver dato il nostro contributo discotecaro e musicalmente più immediato, probabilmente torneremo alla nostra comfort zone alla benedetta follia.

Concludiamo con un piccolo gioco: diteci un film, un album e un videogame degli anni ’80 che ritenete imperdibili.

Nicole: Allora, film direi Ritorno al Futuro, album Like a Virgin di Madonna e videogame Super Mario Bros.

Di Filippo Duò

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