Movie Music Moments: Il Giovane Favoloso

Il movie music moment di oggi è tratto dal film di Mario Martone “il Giovane Favoloso” (2014), espressione presa in prestito da Anna Maria Ortese che, in “Da Moby Dick all’Orsa Bianca“, così definisce Giacomo Leopardi:

Ma viene per tutti, ed è venuta anche per me, la mattina in cui la furia degli anni giovani sembra scomparsa all’orizzonte come la nube di un bel temporale. […] Allora si deve uscire, e si va volentieri, cercando, con l’aria, il vento di qualche immagine. Un po’ d’azzurro, due alberi, sono simili a mani che ti consolino. Così ho pensato di andare verso la Grotta, in fondo alla quale, in un paese di luce, dorme da cento anni il giovane favoloso.

Ed è proprio il grande pensatore recanatese, interpretato da un magistrale Elio Germano, a rivivere nella pellicola di Martone, intenzionato a mettere in luce la contemporaneità di uno dei protagonisti indiscussi della letteratura italiana e mondiale, esaltandone il carattere ribelle e irrequieto, lo spirito libertario spesso in contrasto con il pensiero comune, il piglio irriverente e ironico, poco incline a farsi preda di pettegolezzi e maldicenze.

Affrancato dal peso di connotazioni prettamente storiografiche e didascaliche, che lo hanno per troppo tempo imprigionato in cliché polverosi e didattici, annientata la dimensione temporale del ritratto storico, emerge così il Leopardi uomo, poeta, rivoluzionario.

È lo stesso regista a spiegare in maniera precipua e esaustiva le ragioni che lo hanno portato a misurarsi con il ritratto cinematografico dell’intellettuale di Recanati: “Affrontare la vita di Leopardi significa […] svelare un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme, un poeta che va sottratto una volta per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato. Dopo Noi credevamo, ho voluto insistere con questo film nel tentativo di riportare alla luce pezzi del nostro passato a mio avviso preziosi per il presente, ma questa volta non si tratta di un film storico. Il giovane favoloso vuole essere la storia di un’anima, che ho provato a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del cinema.

– M. Martone

Mario Martone a casa Leopardi a Recanati

In questa prospettiva, la scelta originale di affidare la soundtrack del film al musicista tedesco Sascha Ring, in arte Apparat, noto per le sue sperimentazioni musicali che spaziano dall’elettronica all’ambient, è stata una scommessa vincente: inserire delle sonorità contemporanee in un contesto storico distante da quelle contaminazioni musicali ha generato non solo un cortocircuito funzionale ad esaltare il carattere universale di Leopardi, ma si è rivelata anche la scelta più congeniale per l’effetto straniante che produce, sia quando gioca come contrappunto alla narrazione lirica della malinconia leopardiana, sia, a maggior ragione, quando è in grado di mettere a nudo i moti interiori del poeta.

Oltre a diverse composizioni originali, nella soundtrack de Il giovane favoloso compaiono diversi brani tratti dall’album Krieg und Frieden (2013), rivisitati per il grande schermo, tra questi, Lighton, che accompagna emblematicamente la sequenza scelta.

Dopo il rifiuto della nobildonna Fanny – la vagheggiata Aspasia della celebre poesia, interpretata da Anna Mouglais -, Giacomo, stordito e lacerato dal dolore, si accascia sulle rive dell’Arno mentre, in dissolvenza in entrata, parte cautamente l’intro strumentale di Lighton di Apparat, un intro di synth molto “atmosferico”. L’intenzione è quella di condurci in maniera cauta e non sensazionalistica, insieme alla musica che gradualmente prende “spazio” e volume, nella dimensione più intima del poeta, consentendo una progressiva e completa compartecipazione del suo stato emotivo.

L’intento viene pienamente raggiunto anche grazie alla scelta più specificatamente visiva: immerso nel quadro vivente del paesaggio Leopardi, inerme e disarmato, viene inglobato da quella stessa natura che diventerà tema portante della sua poetica, alla quale, secondo il poeta, l’uomo è destinato a soccombere.

Here’s a doozy: la collaborazione tra Martone e Apparat proseguirà anche per la pellicola successiva del regista, Capri Revolution (2018), per la quale il musicista firmerà la colonna sonora insieme a Philip Thimm, composta parzialmente anche sul set improvvisando, come si può vedere nel video backstage in coda all’articolo.