benedetti cantante intervista

Up-People: BENEDETTI

Vi racconto il mio Rain Man

Paolo Benedetti negli ultimi anni si è appassionato alla musica, ha scoperto nuovi generi, ha scritto canzoni e le ha messe da parte fino al momento in cui gli amici hanno scoperto il suo talento e lo hanno incoraggiato a fare di più. Aver incrociato in quel periodo Daniele Cocchi, produttore, e Andrea Dominici, grafico, è stata una gran fortuna per Paolo: è anche grazie ai due amici, infatti, se oggi è finalmente fuori il progetto BENEDETTI.

Il suo primo singolo, Rain Man, pubblicato il 14 luglio, è una totale immersione in un’atmosfera delicata e profonda, con una produzione curatissima che mette in risalto la voce calda e malinconica di Paolo e si allontana tanto da tutta la musica italiana, soprattutto quella pop freschissima che in periodi come questi siamo abituati ad ascoltare di più. BENEDETTI infatti non solo ascolta, ma prende anche tanto dal folk americano anni ‘60 e ‘70 portandolo nella scena contemporanea con delicatezza, attenzione e originalità.

rain man benedetti cover

Ci aspettiamo tanto da questo progetto, ed è per questo che, in attesa della prossima uscita, abbiamo voluto conoscere qualcosa in più!

Il progetto BENEDETTI è nuovissimo! Che ne dici di raccontarci qualcosa per presentarti a chi ancora non ti conosce?

Classe 1996, acquario, eterno indeciso e fin troppo riflessivo.
Mi appassiono alla musica relativamente tardi, nonostante inizi ad assimilare fin da piccolo il cantautorato italiano e la musica elettronica dei primi anni ’80 che i miei genitori facevano girare per casa. La scoperta del blues e del folk americano di fine anni ’60 mi spinge a scrivere le prime canzoni, destinate a rimanere nel cassetto per parecchio tempo.

Solo recentemente decido di accennare qualche pezzo ad una cerchia ristretta di amici, senza alcuna pretesa; il feedback positivo mi spiazza e mi convince a dare più spazio a questa mia vena artistica, tanto da iniziare a registrare le primissime demo acustiche.

L’incontro con Daniele Cocchi da vita al progetto BENEDETTI, al quale si aggiungerà quasi immediatamente il supporto grafico di Andrea Dominici.

Rain man è il tuo singolo di debutto. Com’è nata questa canzone che racconta dell’ ‘uomo della pioggia’? Il titolo è preso proprio dal film di Barry Levinson o l’omonimia è un caso?

La canzone è nata verso la fine del 2019, rispolverando un giro di accordi improvvisato in estate; uno di quei memo vocali che spesso dimentichi di avere salvato.

Era un periodo in cui frequentavo quotidianamente Milano e ne sentivo parecchio il peso, forse dovuto al rapporto di amore e odio che ho con le metropoli in generale. Soffocato dal caos, continuavo a riflettere su ciò che circondava, osservando come la folla procedesse a testa bassa e velocità costante, guidata da una sorta di binario invisibile ma allo stesso tempo ben definito. Qualsiasi cosa ne rallentasse l’andamento, veniva maledetta ed immediatamente messa da parte.

Quel pensiero continuò a maturare fino a quando, con la chitarra in braccio, fui attirato dal dvd del film di Levinson: Rain Man diventò subito il leitmotiv della canzone, dando sfogo a tutto il resto.

Associai quelle due parole ad una figura pura, quasi ingenua, fuori dal tempo e da qualsiasi contesto; una figura, quindi, lontana da quei “binari invisibili” che correvano al mio fianco.

Anche tu, come il tuo Rain man, hai bisogno di ‘sentirti libero e diverso’ e ti senti ‘soffocato da una metropoli frenetica e una società in cui anche i pensieri sono omologati’?

Il testo è profondamente autoriflessivo, in quanto in realtà quella figura a cui mi rivolgo nel corso della canzone non è nient’altro che uno specchio a cui non ho mai dato particolare attenzione, forse perché troppo impegnato a cercare un’immagine diversa.

La mancanza più grande della società in cui viviamo oggi è l’empatia, in questo i nostri pensieri sono fortemente omologati; il confronto con le nostre debolezze e con le debolezze degli altri non dovrebbe spaventarci, bensì spingerci a fare un passo in avanti.

C’è molto di Sixto Rodriguez in Rain Man: l’atmosfera che evoca la parte strumentale e la storia che ci racconti, richiamano tanto Sugar Man, uno dei pezzi più belli del cantautore. C’è davvero qualcosa di Rodriguez dietro la canzone?

Conosco Sixto Rodriguez, ma mentirei se dicessi che fa parte dei miei ascolti quotidiani. Forse indirettamente sono stato influenzato dalla sua meravigliosa Sugar Man.

Quali sono allora gli artisti che ti hanno fatto avvicinare al mondo dell’indie rock folk, purtroppo ancora non ascoltati tantissimo in Italia?

La scoperta di Neil Young mi ha portato ad ascoltare tutto quello che è il mondo folk di fine anni ’60 ed inizio anni ’70; artisti del calibro di Joni Mitchell, Nick Drake o Townes Van Zandt, a cui oggi diamo troppo poco peso.

Se dovessi fare una lista di tutti gli artisti contemporanei a cui sono grato, finirei nel 2025; sicuramente Kurt Vile, gli Wilco, Andy Shauf, Bill Callahan e José González.

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Produzione e mixaggio del pezzo, a cura di Daniele Cocchi, sono state due fasi fondamentali per il risultato finale di Rain man. Dai vostri profili social si avverte un’armonia particolare e sicuramente questo vi avrà agevolato nel lavoro e nelle scelte: com’è cambiato il brano in questa fase e com’è stato lavorarci su insieme?

La canzone è partita come una semplice ballad acustica ed è soprattutto grazie a Daniele e alla sua cura maniacale per i dettagli se il pezzo si è evoluto in qualcosa che tuttora ci stupisce; la sua dedizione mi ha permesso di trovare il sound “costruito su misura” di cui avevo bisogno.

Abbiamo iniziato a lavorarci avendo pochissime linee guida e ci siamo lasciati travolgere dalla bellezza di poter sperimentare senza avere particolare fretta; giorno dopo giorno abbiamo costruito quello che poi è diventato un viaggio strumentale, in cui si riesce a percepire tutto l’entusiasmo che ci ha accompagnato nella fase di creazione.

Nel contempo, io e Daniele siamo cresciuti tantissimo sia personalmente che professionalmente. È stata un’esperienza che difficilmente scorderemo.

Per le grafiche invece prevalgono colori pallidi e black&white che ben riflettono l’atmosfera della tua musica. Ci è voluto molto per arrivare alle immagini e ai video che vediamo sia in copertina che sui tuoi profili social, o anche con Andrea Dominici c’è stata molta sintonia per le idee e le decisioni prese?

Come per la produzione, anche per le grafiche il lavoro è avvenuto molto spontaneamente. Io e Andrea ci conosciamo da tantissimo tempo e forse anche per questo siamo sulla stessa lunghezza d’onda; in pochi giorni è riuscito a trovare la veste grafica perfetta per la canzone.

Ho la fortuna di lavorare con degli amici, questo rende il tutto molto più immediato e divertente.

Immaginiamo che Daniele e Andrea ti accompagneranno anche nelle prossime mosse… quali saranno? Noi aspettiamo un video e sicuramente un disco.

Innanzitutto un secondo singolo a fine estate. Nel 2021 sicuramente qualcosa di più grande.

Salutiamoci con un quiz veloce: se dovessi associare Rain man a un libro, a un quadro e a un film, quali sarebbero?

“Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, “Number 27” di Pollock e “Holy Motors” di Leos Carax. Giusto per rimanere umile

Di Marika Falcone

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