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Up-People: Legno

L’estate dei Legno, fra social network e anni ’80: l’intervista

Due ragazzi toscani la cui identità è sconosciuta e il volto coperto da iconiche maschere: questi sono i Legno, tra i musicisti più particolari della nuova ondata di cantautorato pop che sta conquistando le classifiche. Negli ultimi mesi sono riusciti a farsi notare grazie ad affilati singoli, costantemente in bilico fra sonorità dalle sfumature vintage e ironia. Non fa eccezione il loro nuovo pezzo, “InstagramMare“, realizzato in collaborazione con un’altra band, i rovere.

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I musicisti bolognesi, anch’essi armati di solida esperienza nel panorama itpop, hanno unito non solo il nome d’arte – in quella che è senza dubbio una simpatica gag – ma anche le loro capacità artistiche per una canzone estiva e spensierata, divertita ma consapevole, fra allusioni all’uso contemporaneo dei social e nostalgici richiami sonori agli anni 80. Ciò è evidente soprattutto nella dichiarata citazione del celebre brano di Loredana Bertè “In alto mare”, in grado di dare un ancora maggiore slancio melodico al tutto.

I Legno sono stati nostri ospiti al Futuro Festival Digitale, il festival social e radiofonico di Futura 1993, occasione perfetta per fare una chiacchierata con loro per approfondire la genesi del singolo e molto altro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

InstagramMare ha delle marcate sonorità anni ‘80 e ‘90, musicalmente parlando cosa apprezzate di più di quel periodo?

Un po’ tutta l’esperienza 80/90 ci appartiene per il semplice motivo che siamo cresciuti ascoltando i dischi di quegli anni le cui sonorità ce le stiamo ritrovando quando lavoriamo agli arrangiamenti in studio. Apprezziamo molto le canzoni di Venditti, Depeche Mode, Carboni, e tanti altri infiniti artisti.

Il brano vede la partecipazione dei Rovere, oltre al perfetto abbinamento dei vostri nomi d’arte, cosa vi ha spinto a collaborare?

Volevamo fare una collaborazione “legnosa” e crediamo di esserci riusciti, i rovere sono dei ragazzi simpaticissimi e ci siamo trovati subito. Appena proposta la collaborazione non hanno esitato e ci siamo trovati subito alla grande. Ci siamo divertiti moltissimo.

Come avete lavorato in fase di produzione e scrittura del pezzo? Raccontateci qualche aneddoto.

Purtroppo durante il lockdown ci siamo trovati a lavorare a casa e, abitando in campagna, avevamo non pochi problemi di connessione wi-fi. Nonostante questo è stato bello poter lavorare a qualcosa che ci riportasse alla normalità se pur immaginaria, abbiamo staccato la spina e sognato che tutto sarebbe tornato apposto.

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Il testo vuole essere una descrizione ironica e giocosa dell’estate media italiana: cosa vi piace di più e al contrario cosa non sopportate di questo periodo dell’anno?

Vorremmo tanto dire l’affollamento nelle spiagge e le file in autostrada ma sarebbe un controsenso in questo momento in cui certe cose che ci sembravano essere il lato più brutto dell’estate sono in qualche modo un segno di ripresa e di speranza, ma dobbiamo comunque fare attenzione. L’estate è la stagione più bella, possiamo usufruire della luce del sole, mangiare all’aperto e fare un sacco di attività. Ci piacerebbe vedere più rispetto per l’ambiente perché purtroppo in questo periodo dell’anno l’uomo fa vedere il peggio di sé, abbandonando gli animali e inquinando senza rispetto tutto.

Negli ultimi anni sono sempre più gli artisti che scelgono di non mostrare pubblicamente il volto per vari motivi, nel vostro caso come avete preso questa decisione?

Non vogliamo coprire la nostra identità per nasconderci ma per fare arrivare prima di tutto le nostre canzoni.

Quali saranno le vostre prossime mosse per il futuro? Svelateci qualcosa.

Speriamo di poter suonare dal vivo e probabilmente qualcosa si sta muovendo, teneteci d’occhio!

Di Filippo Duò

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