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Kesha For Dummies

O anche “sull’andare alle feste dieci anni fa”

Nel lontano 2010, ai tempi del suo debutto, c’erano due tipi di approcci da parte della critica nei confronti di Kesha Sebert, all’epoca conosciuta come Ke$ha. C’era chi la considerava l’ennesimo pezzo del puzzle nel campo dell’elettronica pop da discoteca. Il genere portato all’estremo, irritante e smaccatamente godereccia. C’era chi la considerava piuttosto una pungente satira al genere e alle sue mode, che irrideva imitandole. E nel mezzo il pubblico medio, che si contentava di ballare e cantare al ritmo di Tik Tok e di Die Young. Nel 2020, con quattro album all’attivo e una reputazione artistica migliorata dalla nostalgia e dal cambio delle mode, Kesha ha raggiunto fieramente lo status di popstar.

Una popstar che fa piacere conoscere di nuovo, con una breve retrospettiva nel suo percorso evolutivo come artista.

There’s a place downtown
Where the freaks all come around.
It’s a hole in the wall.
It’s a dirty free for all.

Take It Off

Se con Tik Tok avevo dato il benvenuto nella mia vita a una nuova star, è stato il ritornello di quest’altra hit (con il riconoscibile sample di Streets Of Cairo di Sol Bloom) a conquistarmi definitivamente in suo favore. Un inno al divertimento e all’abbandono della realtà nella frenesia della festa, con un tocco “piccante” che a noi ragazzini sfuggiva.

Dirt and glitter cover the floor
We’re pretty and sick
We’re young and we’re bored

Blow

La riedizione di Animal, Cannibal, presenta un sound più aggressivo e pungente, e questa canzone ne è l’esempio lampante. Non sorprenderà nessuno se nel video musicale vediamo Kesha coinvolta in una battaglia sci-fi contro l’attore James Van Der Beek.

Cockroaches do it in the garbage cans
Rug merchants do it in Afghanistan
Santorum did it in a V-neck sweater
Pornos produce it
But a wild child can do it better

Dirty Love

Forse la canzone che per prima ha espresso il potenziale di Kesha come vocalist. Il duetto con Iggy Pop fu una sorpresa ai tempi, ma dimostrò un’ottima chimica con lei. Una Kesha rockeggiante è una Kesha di cui si sente il bisogno.

Well, you almost had me fooled
Told me that I was nothing without you

Praying

Nessuno si sarebbe aspettato di vederla ritornare nel 2017, dopo l’infernale battaglia legale col suo vecchio produttore Dr. Luke. Men che meno con una potente ballata al pianoforte in cui mette in mostra una voce potente e un registro vocale che arriva al fischiato. Commuoverà.

Don’t buy me a drink, I make my money
Don’t touch my weave, don’t call me “honey”
‘Cause I run my shit, baby

Woman ft. The Dap-King Horns

In alternativa alla Kesha rock si può provare la Kesha funk e stravagante. Le sonorità vintage e il tono fiero di sé si rivelano un abbinamento efficace quanto i beat da discoteca e gli inviti alla festa. Ma la disinvoltura, il carisma al microfono, ci sono ancora.

Your lips are a conversation
That face is a song
If it’s my imagination
Stop me if I’m wrong, yeah

Body Talks – The Struts ft. Kesha

Qui forse dovrei consigliare qualche traccia da High Road, l’ultimo album di Kesha. Piuttosto preferisco promuovere una traccia che sta andando discretamente nella classifica rock, ma non sta ricevendo i riconoscimenti che merita. In attesa di una vera Kesha rock – che arriverà, lo sento dentro di me – godiamoci i primi accenni.