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Recensione: Rina Sawayama – Sawayama

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Data di uscita
17 Aprile 2020
Genere
Pop
Etichetta Discografica
Dirty Hit
Durata
43:34
Il nostro Punteggio
5
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A volte, per apprezzare un album servono numerosi ascolti. Bisogna trovarsi in una certa atmosfera, concentrarsi, lasciare che il testo e la musica assumano la forma giusta nella propria mente. Molti dei capolavori pop degli anni recenti si articolano così, e lasciano comunque una traccia indelebile nel panorama pop contemporaneo.

Non è questo il caso di SAWAYAMA, album di debutto di Rina Sawayama, che mi vede già alla prima traccia a fare air guitar seduta alla scrivania. E il prosieguo del disco non è da meno.

Di questi anni si sta creando una nuova generazione di popstar, a cui basta un album di debutto per incantare non solo il pubblico, ma anche la critica. È stato il caso di Billie Eilish, che con WHEN WE ALL FALL ASLEEP WHERE DO WE GO ha fatto piazza pulita ai Grammy Awards, o della nuova portabandiera del rap Cardi B. Per Rina Sawayama non c’è ancora tanto spazio nello star system, ma il suo album di debutto SAWAYAMA, uscito la settimana scorsa, è la prova concreta che tutto questo deve cambiare.

L’immagine che compare sulla copertina di SAWAYAMA è inestricabilmente contemporanea, con colori terrosi e un contouring accentuato. Potrebbe essere la copertina di un album di FKA Twigs. Ma senza nulla togliere all’autrice dei fantastici LP1 e MAGDALENE, quello che si trova in SAWAYAMA arriva a un livello di qualità, sperimentazione ed energia che raramente si trova negli album di oggi.

E si capisce sin dalla prima traccia: Dinasty è un inizio teatrale, dall’influenza rock, epico e trascinante, in cui la cantautrice anglo-giapponese si fa avanti con piglio da popstar a presentare la sua influenza, con un ritornello chamber pop sublime e una vocalità soave e immediatamente orecchiabile.

E soprattutto è vivace, un aggancio immediato. La vivacità rimarrà intatta in tutto l’album, che sperimenta in tutti i generi mantenendosi sempre su una linea pop, familiare e splendidamente nostalgica. Soprattutto con i bassi che aprono “Comme Des Garçons“, che riportano alla memoria la Beyoncé dell’era Sasha Fierce e la sua Sweet Dreams, o la meraviglia folktronica di Oh Me Oh My.

Ma SAWAYAMA non è solo una risciacquatura dei prodotti precedenti, o una loro imitazione. In esso si percepisce l’identità artistica completa di una cantante completamente nuova, con la sua visione da proporre e la sua storia da raccontare. Al centro c’è sempre e comunque Rina, che si rivela una vocalist versatile e carismatica, capace di scatenare l’ugola con perizia da stadio in “Who’s Gonna Save You Now” come di mostrarsi fragile e spaventata in “Akasaka Sad“, una magnetica traccia elettronica che racconta il terrore e il senso di impotenza della depressione in un sound coinvolgente e sorprendentemente acceso.

SAWAYAMA è un album che, nella sua leggerezza, prende sul serio il suo pubblico e mette in mostra al completo l’ambizione artistica della Sawayama. A detta di Rita, il nucleo dell’album è dedicato al senso di appartenenza. Psicologico, a partire dalla sua doppia identità culturale inglese e giapponese, ma anche fisico. Si percepisce una ricerca di un luogo attraverso gli umori e i sentimenti che la Sawayama mette in mostra nelle canzoni attraverso i vari generi.

Una ricerca che ha un culmine, nella traccia forse più semplice dell’album: la ballad “Chosen Family“, un inno alle “famiglie” non di sangue di cui nel pop si sentiva la mancanza. E a differenza di molte ballad recenti, il cui impatto emotivo è rallentato dall’eccessiva carica strumentale, questa funziona perché semplice e delicata, e dunque molto meno manipolatrice.

Un unico, minuscolo neo rallenta il disco a metà del suo sviluppo: “Bad Friend“, unica traccia che abbandona la strada di originalità e vivacità delle tracce precedenti per ricadere in un synthpop più contemporaneo, a metà tra la Ariana Grande di Sweetener e la Halsey di Hopeless Fountain Kingdom.

Comunque ottima per quegli standard, soave e incantevole, ma quasi un’opportunità sprecata in un album altrimenti speciale. È stata rilasciata come singolo, però: scelta che ha senso dal punto di vista commerciale, ma non su quello dato che Bad Friend non rappresenta in alcun modo il resto dell’album a cui appartiene.

Rina Sawayama può sembrare, a prima vista, l’ennesima meteora alternative pop pensata soprattutto per un pubblico giovanile. Ma è molto, molto di più, e ascoltare SAWAYAMA sarà la prova lampante del perché. Rina Sawayama è una popstar fatta e finita, determinata a farsi notare e sentire: un impegno che andrebbe premiato, scoprendola e provandola

Uno dei migliori debutti dell’anno, e un album di cui si sentiva la mancanza e il bisogno
Il primo album da diva della cantautrice anglo-giapponese è una sinfonia pop d’autore, epica e senza tempo, una lettera d’amore alle dive e alla cultura che rappresentano.
Quelle Preferite
Akasaka Sad
Chosen Family
Comme Des Garçons
Dynasty
Snakeskin
Quelle Meno
Bad Friend
5