big l lifestulez ov da poor and dangerous album cover

Recensione: Big L – Lifestylez Ov Da Poor & Dangerous

big l lifestyle of da poor and dangerous album coer
Data di uscita
28 Marzo 1995
Genere
East Coast Hip Hop, Hardcore Hip-Hop, Horror-Core
Etichetta Discografica
Columbia, Sony Music
Durata
48:00
Il nostro Punteggio
4
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Lifestylez ov Da Poor and Dangerous“… tutto sembra già scritto e raccontato dal titolo stesso, quello dell’album di debutto di uno dei più talentuosi MC’s di sempre, che con un solo “record” ( aldilà degli altri pubblicati dopo la sua morte ) era già riuscito a rientrare nella stretta cerchia dei più rispettabili.

Nato e cresciuto nella “Danger Zone” ( tra 139th street e Lenox Avenue, Harlem ) Big L (Lamont Coleman) fu sin da subito notato da tutti per le sue capacità innate nel freestyle, partecipando alle tante “battle” che si tenevano per tutti i “corners” del quartiere, quello stesso quartiere che lo ha accompagnato, consacrato e che lo ha visto morire proprio sulle sue strade alla sola età di 24 anni, lasciando in tutta la comunità del rap un vuoto incolmabile.

In un’intervista rilasciata qualche anno fa, il grande amico, membro con lui della Diggin’ in the Crates Crew ( collettivo che nei primi anni 90’ contava della presenza di vere e proprie autorità come: Fat Joe, O.C. e Diamond D ) Lord Finesse racconta di come ‘L’ lo avesse immediatamente impressionato con dei freestyle da lasciar a bocca aperta chiunque, “contender” compreso:

When I first heard him I knew, you know at that age, at 16 saying what he was saying was….
You know I wasn’t excepting nothing like this.
That dude… He was just way ahead of his time

Lord Finesse

Esatto, era proprio quello che diceva a lasciare tutti disarmati, un rap da contenuti da “bollino rosso”, una violenza che però era non altro che la testimonianza di una “street life” alla quale ‘L’ era legato, direttamente e non.

Harlem, “famous for being infamous“, è sempre stato uno “slum” dove la Black Community era sicuramente quella in maggioranza, e il risentimento verso le istituzioni, della cosiddetta White America, accusate di averla lasciata nel dimenticatoio non faceva altro che inasprire il tutto.

Il razzismo, soprattutto nel periodo tra gli anni 50’ e gli anni 90’, portò ad una estrema marginalizzazione dell’area la quale fu per molto tempo caratterizzata da numeri raccapriccianti, l’aumento esponenziale della criminalità, della disoccupazione e lo spaccio erano realtà con le quali l’intera popolazione doveva fare i conti quotidianamente.

L’ambiente circostante ha sicuramente esercitato una fortissima influenza su “Devil’s Son” (suo alter ego) che in “Danger Zone” mette tutti in guardia con rime horror-core così crude da far venire la pelle d’oca:

I use words that’s ill, L got nerves of steel
I’m cool, but every now and then I get a urge to kill
I’m takin lives for a great price
I’m the type to snap in Heaven with a MAC-11 and rape Christ
And I’m fast to put a cap in a fag chest
The Big L’s mad stressed, ‘cause Hell is my address
I’m on some satanic shit strictly
Little kids be wakin’ up cryin’
Yellin’, “Mommy, Big L is comin’ to get me!

Big L – Danger Zone

Le strumentali boom-bap degli impeccabili Buckwild e Lord Finesse (affiancati parzialmente da altri due Producer: Craig Boogie e Show) che accompagnano la voce del rapper per tutto il disco, sono un omaggio all’underground hip-hop che in quegli anni risultava essere lo stile privilegiato da molti altri grandi nomi della produzione come RZA e Dj Premier, per citare due dei più influenti al tempo.

I testi come dicevo appaiono ai più monotematici e per questo ripetitivi, ma quello che in realtà sorprende è il variegato ventaglio di flow di cui Big L dispone e l’originalità delle rime sempre così “on point” e taglienti.

In “Lifestylez ov Da Poor and Dangerous” la “mcing performance” è una delle migliori di sempre, un “rhyme-scheme” da far venire il mal di testa anche al personale di “Genius”, incastri che cadono perfettamente sul beat come “bricks” di Tetris e un flow estremamente identitario, i continui “switches” sono una prerogativa di L che come solo pochi altri rapper nella storia riesce a fare del proprio flow un marchio di fabbrica.

Un rapper senza filtri, capace di essere crudo e spassionato allo tesso tempo, i riferimenti alla “street life” sono ovunque e in tracce come “Street Struck” Big L non si limita a descrivere la “dark and shady reality of it” ma lancia un messaggio ai giovani cercando con le sue rime di dissuaderli dal “safe hazard” che la strada propone, sempre così attraente soprattutto in ambienti malfamati in cui la criminalità sembra essere l’unica scelta, ma la prigione o la morte il destino ad essa più accomunato.

Yo where I’m from it ain’t cookies and cream
There’s a lot of peer pressure growin up as a young teen
You never know when you gonna get wet
Cause mad clowns be catchin wreck with a tec just to get a rep
Instead of cool friends, they’d rather hang with male thugs
Instead of goin to school, they’d rather sell drugs
It’s best to go the right route and not the wrong one
Because it’s gonna catch up with you in the long run.

Big L – Street Struck

Oltre ai suoi “fidati”, Big L riserva uno spazio in “Da Graveyard” ad un suo concittadino che in quel periodo stava compiendo le sue prime mosse nel mondo del rap game continuando però a vivere la vita di strada “rulin’ another business“: quello del traffico della droga.

Jay-Z lascia il suo tag in una delle tracce più significative dell’album con una prova di rap magistrale, anche lui padrone e maestro del flow si muove sulla strumentale con fare da “ill killer“, così come testimonia il riferimento alla serie horror “Friday the 13th” alla fine della sua strofa che si chiude con la “formula” che il killer/protagonista Jason Voorhees era solito recitare prima di colpire la sua vittima:

Respect that I’ll peel a punks cap back and sign it
Creep through your block fuck a Glock I step
Through your neighborhood armed with nothing but a rep
I’m giving these ladies something they can feel cause I’m real
Ya man get outta line and it’s kill kill kill

Jay Z – Da Graveyard

A venticinque anni di distanza, “LODPAD” è considerato uno dei “classics” del storia del rap, un album che rappresenta la vita di strada così come era per il suo fautore, nessun filtro o smanceria, tutto è reso in maniera chiara e diretta in modo tale da non tralasciare alcun dettaglio di ciò che significhi davvero vivere la vita dei POOR AND DANGEROUS.

‘Lifestylez ov Da Poor and Dangerous’ è l’labum di debutto di uno dei più talentuosi MC’s di sempre
Un "classic record" che racconta dell’atmosfera "shady" e "raw" della Harlem di metà anni 90’, un quartiere difficile nel quale la "street mentality" regna incontrastata e dove per poter sopravvivere devi essere pronto a farti spazio tra i lupi che la abitano."Kill or be killed".
Quelle preferite
Put It On
Da Graveyard
Fed Up With The Bullshit
Quelle meno
Let Em’ Have It “L"
4