the weeknd after hours cover album

Recensione: The Weeknd – After Hours

the weeknd after hours cover album
Data di uscita
20 Marzo 2020
Genere
Alternative R'n'B, Pop
Etichetta Discografica
XO, Republic
Durata
56:17
Il nostro Punteggio
3
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The Weeknd, pseudonimo di Abel Testafye, è uno dei 5-6 artisti in grado di generare hype ad ogni sua mossa.

A partire dai suoi primi mixtape è stato in grado di dare nuova vita all’R’n’B creando un proprio sotto-genere influenzato dall’hip hop e contaminato da spruzzate di elettronica.

Caratterizzato da testi malinconici, da produzioni glamour e patinate e da collaborazioni di altissimo livello (SZA, Frank Ocean, Daft Punk), l’artista canadese è riuscito in poco tempo ad imporsi sul mercato musicale internazionale.

Buttiamoci dentro anche due storie d’amore tormentate e da prima pagina con Selena Gomez e Bella Hadid e diverse Capsule Collection con brand di punta del panorama fashion e il quadro dell’artista super cool del momento è completo.

Le aspettative attorno alla sua quarta uscita erano quindi alle stelle coadiuvate dal singolo-bomba “Blinding Lights“, un trionfo di synthpop anni 80 dove il “nostro” si perde nella notte della città del peccato.

After Hours segue solo in parte l’ottima linea del singolo, andando a dividersi in due parti: una prima cupa ed intimista, una seconda spiccatamente 80s e festaiola.
La scelta dovrebbe ripercorrere una nottata di bagordi nella sopracitata “Sin City”, Las Vegas, ed ha come filo conduttore la solitudine e un senso di inadeguatezza sia nei confronti delle relazioni personali:

Voglio tagliarti fuori dai miei sogni,
finchè non mi dissanguo

Until I Bleed Out

Sia verso la fama e la ricchezza:

La villa che ho comprato non è una vera casa,
Insieme siamo così soli

Hardest To Love

Proprio l’idea di sdoppiare la tracklist, rendendo After Hours una sorta di “concept album“, è ciò che rende debole questo disco.
La prima parte, pur con il tentativo di esplorare diversi generi (R’nB, Drum’n’Bass, Trap) risulta molto ripetitiva, con unica eccezione la ballatona “Scared To Live” che cita in maniera incantevole, con quel “I Hope You Don’t Mind” ripetuto nel ritornello, “Your Song” di Elton John e percussioni alla Phil Collins.

Da “Heartless” in poi la musica cambia (in tutti i sensi) e il disco inizia a funzionare.
Le atmosfere stile Kanye West di “Faith“, il beat anni 80 di “In Your Eyes” e “Save Your Tears” che ti fanno venir voglia di indossare giacca con spalline e ballare in disco con strobo ball incorporata, fino all’ottima title-track.

After Hours è un disco che convince a metà mostrando comunque in alcuni episodi il grandissimo talento di The Weeknd, vittima forse della sua voglia di voler andare oltre l’etichetta di semplice “hit-maker”.

After Hours è un album che convince a metà
After Hours è un disco che convince a metà mostrando comunque in alcuni episodi il grandissimo talento di The Weeknd, vittima forse della sua voglia di voler andare oltre l'etichetta di semplice "hit-maker".
Quelle Preferite
Blinding Lights
Scared To Live
In Your Eyes
Quelle Meno
Snowchild
Until I Bleed Out
Escape From LA
3