The Rolling Stones – Sticky Fingers

Per la rubrica "Alta Fedeltà", direttamente dalla mia collezione di dischi: Sticky Fingers dei Rolling Stones

rolling stones stiky fingers cerniera
Data di uscita
23 Aprile 1971
Genere
Rock 'n' Roll
Etichetta Discografica
Rolling Stones Records - Atlantic Records - Virgin Records
Durata
46:23
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Quando decisi di iniziare la mia collezione di dischi c’erano delle copertine che dovevo avere a tutti i costi. Il casino di Sgt.Pepper Lonely Heart Club Band, il faccione di In The Court dei King Crimson, la banana dei Velvet Underground e, ovviamente, il jeans di Stiky Fingers dei Rolling Stones.

L’anno è il 1971, i Rolling Stones venivano da Let It Bleed e dalla morte del loro primo chitarrista, Brian Jones (trovato senza vita il 3 luglio del 69 nella piscina della sua casa nel Sussex, sostituito da Mick Taylor), e si presentano con dieci tracce stupendamente arroganti, quasi quanto la sopracitata cover.

Partiamo da qui. Autore dello scatto? Andy Wharol. Devo aggiungere altro?
Parliamo però oltre che della foto in se anche del genio della band: la cerniera era una vera zip apribile e il disco si sfilava dall’alto una volta aperta anche la cintura.
Ripeto, 1971. Millenovecentosettantuno, gli Stones erano avanti di 40 anni.

Dal punto di vista musicale gli Stones hanno ormai trovato il loro sound, sempre più americano, sempre più vicino al blues di Chicago, sempre più lontano dal pop e dalle fan urlanti simil Beatlemania. Hanno ormai lo status di celebrità e punto di riferimento, e in quanto tali possono fare quello che vogliono: dall’hard rock, al country.

Prendiamo tre di questi pezzi: Brown Sugar, Wild Horses e Sister Morphine, tre brani profondamente diversi che riassumano al meglio questo album capolavoro.

Brown Sugar“, prima traccia del disco. Un brano che in meno di 4 minuti riassume tutto quello che i Rolling Stones sono. Un riff a cinque corde asciutto e tirato da un Keith Richards al massimo della forma, la batteria puntuale e precisa di Charlie Watts, il basso minimal di Wyman e un testo “scandaloso” con dentro un bel po’ di tabu sessuali dell’epoca cantato in maniera sboccata da Jagger.
Poi esplode il sax, il piano, le maracas… insomma pieno Rolling Stones Style!

Wild Horses“, traccia numero 3. Cavalcata country da cuore spezzato con spruzzate di soul. Una ballata acustica che ci porta direttamente sulla Route 66 con il deserto di fianco,o qualunque scenario di vita on the road abbiate in mente.
Jagger urla il suo dolore accompagnato dalla chitarra di Keith, un brano pazzesco, uno dei migliori in acustico degli Stones.

Ho la mia libertà ma non ho molto tempo,
La fede è perduta le lacrime vanno piante.
Dai viviamo un po’ dopo che saremo morti

Wild Horses

Se avete visto Bojack Horman, so che volete particolarmente bene a questa canzone.

Sister Morphine“, traccia 8. Vi sfido a non sentirci del Grunge.
Un pezzo innovativo, angosciante, distruttivo.
La ballato tossica scritta da Marianne Faithfull, amante di Jagger, storia di sopravvivenza ad un’overdose di eroina, dove nel letto d’ospedale l’unico sollievo è l’attesa della sorella morfina o della cugina cocaina

Per favore sorella morfina trasforma il mio incubo in paradiso (…)
Dolce cugina cocaina appoggia la tua mano fredda sulla mia testa

Sister Morphine

Dopo questo disco gli Stones continueranno il loro momento d’oro pubblicando nei tre anni successivi altri tre capisaldi del rock: Exile on Main Street (1972), Goats Head Soup (1973) e It’s Only Rock ‘n’ Roll (1974). Ascoltateli tutti, ma, se posso, inziate dal jeans di Stiky Fingers, una delle copertine più fighe della storia per uno degli album più fighi della storia.