Up-People x Vins-T

Abbiamo parlato con il cantautore romano che ci ha presentato in anteprima il video del suo nuovo singolo, Prosciutto

Vins-T, all’anagrafe Vincent Tesio, classe 1990, all’attivo un EP disponibile su Spotify, è un cantautore romano che si sta ritagliando il suo spazio sulla scena capitolina, in cui suona dal 2016 insieme alla sua formazione musicale, diventata parte integrante del progetto musicale.
Leggendo la breve ma pregna descrizione in bio sui social di Vins-T, si ha da subito una panoramica molto a fuoco sul curioso progetto musicale della band:

Diretti, la strofa reggae, il ritornello punk, il cantato rappato. Vins-T utilizza una formazione rock per fare quello che gli pare.

Infatti, ciò che colpisce già a un primo ascolto è l’assoluta impossibilità di incasellare il variegato mondo musicale di Vins-T in un genere preciso. Né la sperimentazione avviene attraverso stilemi musicali che strizzano l’occhio a sound canonizzati ormai divenuti inflazionati; così, Vins-T si propone come un’originale, sorprendente e fresca alternativa nel panorama musicale italiano emergente in cui, parafrasando un suo corregionale ormai noto ai più, poter lavare i piatti senza ricorrere allo Svelto; e questa sì, è la sua libertà.

Vins-T ha da poco lanciato il suo nuovo singolo, “Prosciutto” (di cui Maarkantony ha anche realizzato un remix disponibile su Spotify) e, a pochi giorni dall’uscita del video musicale (da oggi disponibile su YouTube), totalmente autoprodotto e ispirato alla #lundinichallenge lanciata su Instagram dall’autore/comico Valerio Lundini, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lui.
Come? Cosa è la #lundinichallenge? Ecco, se c’è una cosa da sapere, è che la #lundinichallenge non si spiega. E poi, qui si sta cercando di fare un po’ di hype ragazzi: se volete scoprire di cosa si tratta, andate a vedere il video di “Prosciutto” di Vins-T; lo trovate qui sotto! A seguire, la chiacchiera/intervista con Vins-T, abbiamo parlato del nuovo singolo, della scena romana, dei suoi gusti (musicali e non) e di.. vabbè, basta anticipazioni! Go check it out!

Ciao Vins-T, il video di Prosciutto è fuori!

Evvai! Speriamo che piaccia, crudo o cotto.

Questo video è stata una sfida al quadrato: non solo perché riprende, per l’appunto, una social challenge, ma anche perché è completamente autoprodotto da te. Parlaci della realizzazione.

Sì, autoprodotto come tutta la mia musica.
Per me è la prima esperienza come videomaker. Anche il mio amico Elio Sabbatini che mi ha assistito era alle prime armi.
La canzone l’ho scritta più di un anno fa ed è stato molto divertente trovare delle parole e immagini che si incastrassero con il testo.
Emblematica la “macchinata” a Sperlonga, due ore solo per filmare il luogo stesso e la stazione di Fondi. Un po’ come quelli che da Roma vanno a Napoli solo per farsi una sfogliatella e un caffé.

Abbiamo accennato nell’intro al pluralismo di generi nel quale la tua cifra stilistica trova linfa vitale nell’autoridefinirsi continuamente. Uno stile che, mi verrebbe da dire, non si accontenta di ammiccare al pluricantato indie pop, ma si affaccia nostalgico allo scanzonato pop punk/indie rock dei primi anni 2000. Quali sono i tuoi riferimenti musicali e quali sono gli artisti che maggiormente ti influenzano nella tua ricerca personale?

Esatto. Sono cresciuto con MTV Brand New e Hits, andavo matto per gli Offspring, Blink-182 da oltreoceano e ascoltavo tanto indie rock d’oltremanica quando frequentavo lo storico Circolo degli Artisti [noto locale romano che ha chiuso definitivamente i battenti nel 2015, ndr].
Poi direi tutto il rap romano dei primi anni 2000.
C’è tanto reggae/ska perché è un approccio musicale e alla vita che mi piace e poi la cadenza romanesca ci si appoggia benissimo.

A proposito di cadenza romanesca. Direi che se da un lato la contaminazione musicale dà vita a un sound polifonico vario e variegato, ciò che poi fa da fil rouge nei tuoi brani è la forte referenzialità al contesto in cui sei nato e cresciuto, potenziata da un naturale accento romano che conferisce ai tuoi testi il tono leggero ma al tempo stesso ironico e canzonatorio dei cantastorie dei famosissimi stornelli romani. C’è, nella scelta di cantare in romano, un’intenzione programmatica di valorizzare il patrimonio linguistico dialettale, oppure si è limitata ad essere l’unica scelta possibile, considerando che il dialetto è, come diremmo a Roma, la lingua der core?

Come dicevo prima ho ascoltato tanto l’indie rock inglese.

La prima volta che ho sentito Alex Turner [frontman degli Arctic Monkeys, ndr] cantare con un forte accento di Sheffield ho pensato: “perché non possiamo farlo anche noi?”.

Sentendo molto il rap romano e anche tanti gruppi reggae capitolini ho pensato che si poteva mettere quel linguaggio su linee più melodiche.
Più che un vero e proprio dialetto, il mio è uno slang giovanile; “Per te stavo fisso alla Strada e all’Intifada” [cit. da “L’Ignaro Ignavo”, singolo di Vins-T, ndr] non è proprio il romanesco di Giuseppe Belli.
Roma è la mia fonte di ispirazione per storie che penso possano essere universali.

Parlando di romanità e scena romana, sorge spontanea la domanda. Negli ultimi anni, dal contesto capitolino stanno uscendo fuori molti fenomeni musicali che, anche grazie ad una spiccata romanità, stanno riscuotendo un enorme successo a livello nazionale. Penso a Carl Brave, a Franco 126, ma anche ad Achille Lauro, alla Dark Polo Gang. Che cosa ne pensi di di questa ‘sprovincializzazione’ del dialetto romano? È un bene per il panorama musicale italiano?

Penso che non sia solo una questione romana; prendi per esempio tutti i rapper del nord Italia che cantano con le “e” orgogliosamente aperte o il fenomeno Liberato che ha fatto successo cantando in un napoletano non sempre facilmente comprensibile fino in fondo.
Non considerando il folk e la musica tradizionale, che ovviamente sono un discorso a sé stante, penso sia un fenomeno che parte dall’ambiente Rap dove, per dimostrare di essere “autentico”, non puoi cantare in modo diverso da come parli. Poi, per estensione e contaminazione, questa prerogativa si è estesa anche ad altri generi.

Penso che una bella novità sia che il cantato musicale è diventato molto più diretto di qualche anno fa, forse anche per il sopravvento delle piccole etichette sul Mainstream. Gli artisti si devono “ripulire” di meno anche foneticamente. I temi trattati sono rivolti molto più ai giovani.

La musica sta cambiando. In questo cambiamento, ci sono aspetti positivi e negativi. Scrivere testi molto diretti con temi rivolti ai giovani penso si possa collocare tra gli aspetti positivi.

Un motivo per cui le tue canzoni funzionano è perché non hanno la pretesa di essere prese necessariamente sul serio. Il romano e l’attitude scherzosa conferiscono alle tue canzoni una leggerezza che, in questo periodo, salvo alcuni artisti dichiaratamente ‘cazzoni’ come Pippo Sowlo, sembra essere erroneamente ritenuta, dalla nuova ondata cantautoriale, sinonimo di superficialità. Invece, dietro quella sana leggerezza, dietro l’atteggiamento scanzonato, le tue canzoni nascondono delle istanze urgenti proprie della ‘generazione choosy’. Emblematica, a tal riguardo, la canzone “Neetaly”.

Neetaly è scritta sulle note di “Why don’t you get a job?” degli Offspring. Il ritornello in effetti trae un po’ in inganno ma in verità la canzone vuole mettere in evidenza il fenomeno dei Neet (Neither in Employment nor in Education or Training), giovani che non studiano, non si formano e non lavorano.

L’italia ha uno degli indici più alti di Neet in Europa. Molte volte si pensa che i giovani italiani siano choosy o bamboccioni ma più li si tratta così e più ci diventano. È una sorta di ciclo che si autoalimenta.

La canzone parla un po’ di questo: i giovani non vogliono o non riescono ad andare a lavorare? Ovviamente il “non riescono” è provocatorio, però penso che giovani abbiano trovato grosse difficoltà nel mondo del lavoro nel periodo post crisi e non se la passano tanto bene neanche adesso.

Nelle tue canzoni è evocato tutto un immaginario legato al mondo studentesco e universitario. Quanto di quella realtà è frutto di esperienze autobiografiche? Dobbiamo crederci che come ci dici in “L’Ignaro Ignavo” andavi sempre a lezione? Magari eri pure un secchione.

Fatta eccezione di “Prosciutto” che proviene da una scrittura più recente e ha una dedica particolare <3 (vd parte finale del video), le altre sono molto poco autobiografiche. Canto in prima persona perché secondo me si crea più empatia con l’ascoltatore.
Alcune volte vogliono mandare un messaggio altre volte semplicemente ricreare situazioni in cui gli altri si possono ritrovare.
Secchione però mai! Ho iniziato a studiare bene alla magistrale.

Quindi, per intenderci, chiederti se hai preso un palo da una moretta lesbica sarebbe come chiedere a Pippo Sowlo se vorrebbe far esplodere il Monk?

Ahahah, esatto!

Vins-T, abbiamo letto che, durante un live, per lanciare il remix di “Prosciutto”, avete dato il via a un’operazione di marketing degna di una seconda rivoluzione digitale. Raccontaci un po’.

Vero!
Ho messo dei QR code su delle confezioni di prosciutto e poi le ho lanciate al pubblico. Se passavi la fotocamera del cellulare sul QR code ti rimandava direttamente alla canzone online. L’idea me l’hanno suggerita i miei amici di Indiepanchine [collettivo che ha l’intento di promuovere cantanti o band emergenti del panorama musicale indipendente a Roma, ndr]

Il cantautore Lorenzo Lepore e l’artista Daniela Damieto mostrano il QR code di Prosciutto Remix alla serata del lancio

Che poi, nella diatriba secolare che attanaglia generazioni di italiani, che mi rispondi: prosciutto crudo o cotto?

Crudo tutta la vita! È come dire vino bianco o vino rosso. Il bianco va bene per alcune situazioni ma sai benissimo qual è il migliore dei due.

Senti Vins-T, ci si è aperto lo stomaco, dicci un po’ da buon romano la ricetta tradizionale della gricia. Se sbagli i fondamentali son, come direbbe il buon caro Christian De Sica, uccelli senza zucchero.

Devo dire che tra i primi romani per me rimane il più complicato.
Con la carbonara ad esempio è più facile ottenere un condimento soddisfacente.
Comunque guanciale su una padella calda senza aggiungere niente (a volte sfumo con il vino bianco), pasta al dente mettendo da parte un po’ di acqua di cottura. Quando è pronta metto la pasta nella padella del guanciale e spengo il fuoco.
Qui inizia il lavoro per ottenere la giusta consistenza del condimento.
Bisogna aggiungere il pecorino grattugiato un po’ alla volta e un po’ alla volta l’acqua di cottura fino ad ottenere la giusta combinazione.
Alla fine una bella spolverata di pepe e un altro po’ di pecorino.
Devo dire che a volte per semplificare gli uccelli zuccherati frullo direttamente il pecorino, il pepe e un po’ di acqua di cottura e metto tutto insieme alla pasta nella padella del guanciale quando è pronto così la cremina è assicurata.
Penso però che sia una specie di bestemmia ma a volte lo fanno anche i ristoranti, soprattutto con la cacio e pepe che è roba da cintura nera.

Vins, ci avevi convinto alla prima ma apprezziamo l’onestà. Ora, passiamo a cose più frivole (si fa per scherzare, anche se il famoso trittico di primi piatti romani ha una sua aurea sacra).
Il leitmotiv delle nostre interviste è chiedere a ogni artista la sua playlist di canzoni del cuore; Vins-T, dicci le 5 canzoni senza le quali Vins-T non sarebbe Vins-T, ma forse Vins-Q, Vins-J, Vins-D… vabbè insomma hai capito.

Vins-T l’ho copiato proprio a jamie T quindi veda un po’ Lei.
La playlist sembra l’iPod di un quattordicenne comunque le canzoni sono queste:

Dammit – Blink 182
If You Got The Money – Jamie T
When The Sun Goes Down – Arctic Monkeys
Anthem – BrokenSpeakers
Fite Dem Back – Linton Kwesi Johnson

Vins-T insieme al chitarrista della band Cristian Tacconi durante il live di IndiePanchine@Largo Venue lo scorso 22 giugno

Abbiamo quasi finito! Sto solo cercando di riprendermi dal fatto che mi abbia dato del “Lei”. Quindi rilancio così: per concludere, che progetti ha Vins-T per il futuro?

Un disco intero entro il prossimo anno, per ora ho fatto uscire solo il primo EP ma ho ancora un sacco di roba da raccontare!

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