Cardo sta scrivendo…

Up-People: la rubrica con cui ti facciamo conoscere un po' di artisti emergenti

“Il pezzo dell’estate”
Un mantra che artisti (?), radio e playlist ripetono quando ancora cade la pioggia a Marzo.
Un’ossessione che tra reggaeton, “baila-baila” e ritornello/strofarap/ritornello partorisce decine di canzoni con lo stampino.

Io la mia canzone dell’estate l’ho trovata, ed è una canzone che, come direbbe Vasco, “Se ne frega di tutto, si!”
E’ uscita il 4 Giugno, a cantarla è Cardo, in arte Mirko Di Fonso, classe ’90 artista di casa Futura Dischi, e si chiama “Dammi da bere”.
Sono riuscito a fare quattro chiacchiere con lui su Whatsapp (io ero steso su un lettino al mare, mi sembrava in tema, ma a lui non l’ho detto, doveva andare a lavoro dopo e, come si dice dalle mie parti, “pareva brutto”) e tra un audio e l’altro abbiamo parlato della sua musica, di Vasco, copertine evocative e di logiche discografiche.

cardo arance occhi

Cardo! Quando vuoi ci sono… Manda un trillo tipo MSN

Si ci sono!
Rispondo con i trilli… throwback 2005.

Direi di partire da quasi un anno fa: esce “Portami al mare”, autoprodotto e senza etichette.
In meno di un mese 11 mila ascolti e viene inserito nella viral 50 di spotify. Una bella botta no?

Sono molto contento dell’esordio, ricordo la chiamata di un mio amico “Oh sei entrato in Viral 50 di Spotify” “Ma com’è possibile!?”…
E’ un pezzo che mi ha dato belle soddisfazioni sia a livello artistico sia per com’è stato recepito dal pubblico.
C è da dire che i miei pezzi non sono facilmente “playlistabili”, nel senso che non seguono troppo il filone it-pop.

Io cerco di portare sempre e comunque il mio timbro, le mie caratteristiche musicali e di scrittura, indipendentemente da cosa vada o non vada di moda, quindi se entra in queste playlist bene, se non entra pace.

Ad Esempio dammi da bere, nonostante non sia stata inserita nelle grosse playlist Spotify che tutti conosciamo, in 20 giorni ha raggiunto 20 mila ascolti.
Non sono numeri enormi nella vastità dell’internet però sono numeri che mi fanno capire che il pezzo sta arrivando e piacendo alle persone.

Da “Portami al mare” a “Dammi da bere” due pezzi dove il filo conduttore è l’estate.

Sono pezzi entrambi scritti poco prima dell’estate, con la voglia del mare.
La prima è una canzone da fine estate, malinconica, mentre “Dammi da bere” ha un animo rock, da un’estate più cattiva, da baldoria, da divertiamoci e sbattiamocene di tutto.
Beviamoci il mondo e divertiamoci.
Mi rivolgo a questa ragazza e le dico “Questa volta non si parla d’amore, accantoniamolo, spogliati, lasciati andare e dammi da bere!”.

In quel “Dammi da bere!” ognuno può coglierci il senso che vuole, da una semplice richiesta a un barista, seguito da “un amaro, grazie” o rivolto direttamente alla ragazza, un dammi da bere più metaforico, più poetico, più romantico.

Che amaro hai preso poi?

Un amaro Averna, io sono fedele all’Averna.

Nella tua musica, oltre all’influenza degli anni ’90, si sente forte la presenza del Vasco Rossi degli anni ‘80, quello “indipendente” di Vado al massimo, Bollicine e Cosa Succede in Città. C’è stato un periodo in cui gli artisti di riferimento erano musicisti più alternative, penso ai Verdena, agli Afterhours e ai Marlene Kunz, dissociandosi quasi dal cantautorato italiano “mainstream”.

Per me è un grande onore essere accostato ad un artista come Vasco, il numero uno in Italia secondo me, sono cresciuto con la sua musica fin dalle elementare grazie a mia madre che è una sua grande fan. Sicuramente nella mia formazione musicale c’è l’influenza del primo Vasco, quello ironico, che giocava, che si divertiva con le parole e con la musica.
Sono nato nel ’90 quindi le band che hai nominato, vuoi o non vuoi, sono presenti nella mia musica, così come le band americane e inglesi di quegli anni li: Pixies, Pavement, Cure…

Quello a cui mi ispiro è un cantautorato che non parla solo di amore, ma anche della società in cui viviamo.

Un cantautorato rock e provocatorio legato a ciò che ci succede intorno, come faceva Rino Gaetano anche prima di Vasco.

Come succede in Radiosveglia, “Fai una vita di merda e c’hai quasi 30 anni”

In Radiosveglia e non solo.
Mi piace molto guardare ciò che accade intorno a me, cosa fanno gli altri e quali sono i loro comportamenti in relazione a ciò succede. Osservo e trascrivo.

Prendi “Dammi da Bere”, quando dico “Pare che oggi ci si metta più impegno a baciare un culo che a lavorare” è perché ormai la gente va avanti così invece di impegnarsi per raggiungere dei risultati.

In Radiosveglia c’è sia un’analisi introspettiva che uno sguardo verso l’esterno, la vita di una persona che ha quasi 30 anni è un po’ simile in tutti, siamo sulla stessa barca

Una menzione da fare è sicuramente alle copertine dei tuoi singoli, tutte, a parte “Portami al mare”, realizzate da Vnlest1982. Il connubio tra le tue sonorità e le immagini è perfetto. Ero curioso di sapere se c’era del tuo all’interno del processo creativo.

Pensa che la copertina di “Portami al mare” è stata fatta da me con mezzi super semplici… un bel passo in avanti!
Nicholas è molto sintonizzato sul mio mondo, facciamo lo stesso viaggio con i miei pezzi infatti le sue copertine mi soddisfano quasi sempre alla prima.
Mi sorprende sempre come i suoi lavori funzionano, rispecchiando esattamente quello che è il pezzo.
Lo lascio molto libero, gli mando delle idee sui riferimenti, qualche immagine che ho nella mia mente, ma sono semplici input poi è tutto in mano a lui.
Ad esempio la copertina di “Dammi da bere” poteva essere molto didascalica, essendo facile l’accostamento a un drink.

Il sinistro magico sta proprio lì, fare una copertina non didascalica con queste gambe, la bolla e un bell’arancione estivo.

A questo serve una copertina, a creare un immaginario del brano, a rafforzare l’immaginario della canzone.

Devo farti la classica domanda da intervista: quali sono i progetti per il futuro?
Qui si vuole l’album.

Quello che ti posso dire è che uscirà l’album prima della fine dell’anno, anticipato da un altro singolo con un’altra bella copertina.
E’ un disco pensato come un insieme di singoli, dove le canzoni, pur avendo una loro coerenza e ragione di stare insieme, possano funzionare anche da sole. Non è presunzione, ovviamente ci sarà il singolo forte e quello un po’ meno, ma ormai il modo di ascoltare la musica è cambiato, l’album fisico non esiste praticamente più.

Come te faccio parte della generazione anni 90, dove si prendeva il “ciddì” e si ascoltava tutto dall’inizio alla fine. Pensi sia penalizzante per un artista questo nuovo modo di ascoltare la musica e la necessità di fare un album “tutti singoli”?

Ci troviamo in un momento storico in cui non è possibile fare una canzone che non abbia il piglio di stare sulle proprie gambe.
Questo non significa che un artista debba piegarsi, considera che fare una canzone che “sia un singolo” è una cosa molta soggettiva. Per me una canzone può funzionare come singolo, per qualcun altro no.
Credo che oggi sia importante sia pensare ad un disco nella propria complessività, sia a una canzone nella propria singolarità.
Anche io scaricavo i dischi completi e poi li ascoltavo ma oggi si fa molto meno.

L’unica penalizzazione che mi viene in mente, non è legata a un fattore artistico del tipo “l artista deve cercare il singolo a tutti i costi” è semplicemente legato al fatto che non possiamo più fare canzoni di merda.

Se prima i dischi erano fatti anche di riempitivi in cui 6 funzionavano e 4 meno oggi non ci si può permette più una cosa del genere.
Bisogna lavorare di più bisogna e sudare di più.

Dato che sono un fissato di “Alta fedeltà” di Hornby e delle sue immancabili classifiche, mi dai cinque pezzi che stai ascoltando e che tutti dovremmo ascoltare?

Dammi da bere, sicuramente!
Oltre a lei ti dico:

There she goes – The La’s
Debaser – Pixies
Just Like Heaven – The Cure
Yesterday Went Too Soon – Feeder
Ladykillers – Lush

Ultima domanda che forse avrebbe dovuto essere la prima. Cardo come la pianta?

Anche…
Oltre a crescere dalle mie parti, mi trovavo in Scozia da un mesetto quando ho scoperto che il cardo ne è il simbolo.
Mi hanno spiegato la storia (l’esercito norvegese era pronto per attaccare di sorpresa l’esercito scozzese e per fare meno rumore possibile i soldati decisero di togliersi gli stivali. Un vichingo pestò con il piede nudo il fiore spinoso del cardo e urlò dal dolore, permettendo l’organizzazione di un contrattacco da parte degli scozzesi n.d.r.) e ne restai affascinato. Avevo iniziato a scrivere i miei primi pezzi in quel periodo e deciso di chiamarmi così.

Poi il cardo ha un bel fiore viola che però ha le spine, punge, fa male ed è selvatico… rientra tutto in un bellissimo immaginario.
Cardo… poi il viola è bellissimo!

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