Up-People x Mira

La rubrica con cui ti facciamo conoscere un po' di artisti emergenti

Rapper Romana cresciuta tra Italia e Stati Uniti, Mira ha le idee chiare fin dal nome: guarda, ascolta e presta attenzione, al contenuto, non alla forma.
Dopo aver sentito Indya e il live con il collettivo Woodoo Squad del 25 Aprile ad Aprilia abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

Tra stile di scrittura, progetti futuri, scena romana e mancanza (o presunta tale) di figure femminili nel mondo del rap italiano, abbiamo conosciuto una ragazza che dovete assolutamente tenere d’occhio (lo so, Mira, occhio…ognuno ha il senso dell’umorismo che si merita raga).

Partiamo da Indya, il pezzo con cui ti ho conosciuto, ha un testo molto intimo, che mi ha ricordato le atmosfere di Laska di Mecna.
Com’è nato?

I N D Y A è nata da un’ondata di serenità che mi ha colpita all’improvviso.
Scrivo in base a quello che provo e cerco di dare la mia prospettiva della realtà attraverso la musica.

Dici che il testo è intimo? Beh si, l’obiettivo è quello di riuscire a trasmettere una boccata d’aria fresca all’ascoltatore. Si passa da un’immagine molto individuale, nella quale ci si può rispecchiare chiunque, ovvero quella di stare a letto e cadere in preda alle pippe mentali prima di addormentarsi. Il senso di intimità secondo me si percepisce fortemente nel bridge, “mamma se domani poi mi vengono a cercare tu digli che so uscita con i cani a passeggiare”.

Questa barra è un dettaglio della mia adolescenza, mi vennero davvero a cercare le guardie e io ero davvero uscita con i cani a passeggiare. Condivido in modo intimo quindi un dettaglio della mia vita.

Il ritornello invece è fresco, a chi non piacerebbe andare in India, Indonesia, Thailandia? È estivo, dolce, fresco.
La seconda strofa è per la mia generazione, la generazione di my space, della tim tribù, dei decini delle sigarette.
Io parlo molto per immagini, non fornisco troppi dettagli perché vorrei risvegliare il senso dell’immaginazione in chi ascolta le mie canzoni, voglio coinvolgerlo al 100%, dargli il potere di veramente rispecchiarsi e di viaggiare con la mente.
C’e bisogno di un’intimitá genuina in questo momento.

I tuoi pezzi oltre al rap sono molto “cantati”, quali sono i tuoi punti di riferimento?

Ho un background abbastanza strano.
Nel senso, sono cresciuta tra gli USA e Italia, ho origini russe oltre a quelle italiane, e quindi i miei riferimenti sono abbastanza vari.
Sono ossessionata dalla musica popolare romana.

Mi ispira quando parlo di Roma.

Prendo spunto molto dal rap americano e francese per quanto riguarda la metrica dei miei pezzi rap, e infine, a livello prettamente musicale, riconosco di avere delle influenze che derivano dalla musica classica e ecclesiastica.

A proposito di Roma cosa ne pensi del boom avuto dalla scena romana nel rap e non solo, penso a Carl Brave e Franco 126, la Love Gang, Gemitaiz ma anche Calcutta, Gazzelle…

Ahahahahaha domanda tosta, cerco di non offendere nessuno.
Dunque, io sono tornata a Roma dopo qualche anno fuori.
Prima di partire per l’estero, cantavo in giro, avevo un gruppo e facevamo musica romana in giro per l’Italia.

La trap della DPG era ancora agli albori, l’indie di Calcutta si stava formando tra i localetti monticiani di Roma, e regnava un hip hop che apriva le porte a tutti. C’era più varietà di genere e quindi, se vogliamo metterla in termini economici, c’era più domanda per più tipi di offerta.
Sono tornata a Roma perché voglio fare musica, che non vuol dire sfondare da un giorno all’altro, bensì riuscire a campa de musica.
Quando sono tornata, mi sono ritrovata davanti a una situazione drammatica, che nell’ultimo anno secondo me è peggiorata.

Stiamo assistendo a un momento davvero critico per quanto riguarda il mondo della musica, diventato ormai una dittatura dettata da un criterio molto semplice:la forma.

Pensaci, in questo momento vale più la forma che il contenuto, è più significativa la tua immagine non quello che dici.

Siamo posti davanti a due scelte, o la trap, tutta uguale con il tune, con gli stessi argomenti, o l’indie.
L’ascoltatore medio italiano si è diseducato all’ascolto di più generi. È per questo che un RnB rivisitato come quello di Khalid, o una drill alla Stormzy, non sarebbero ricevuti con entusiasmo dal mercato italiano. Sarebbero troppo fuori dai canoni medi della scena italiana.
Io ascolto tutti, per un semplice fatto di curiosità, però sarò sincera, non mi piace nessuno della scena italiana di questo momento.
Anzi, a dir la verità la trovo un po’ tediosa.

Per concludere, io la voglio fottere la scena italiana.

Voglio riportare l’attenzione sul contenuto, mimetizzandomi nella scena italiana, dando però il mio tocco di dolcezza e raccontando la realtà con i miei occhi e non quelli della massa.
Il mio target non sono i ragazzetti di 15 anni, anche se riconosco che sono loro a far andare avanti il mondo musicale. Ma c’è un divario generazionale da non sottovalutare. Io ho 24 anni, quando ne avevo 15 non avevo nemmeno un telefonino, ai concerti ci andavo per vedere l’artista e non filmarlo. Se parlo di quello che penso e sento ora, non ci si riconoscerebbero i 15enni di oggi.

C’è sempre una grossa “mancanza” di figure femminili nel rap italiano, ti sei fatta un’idea del motivo di questo vuoto nella scena?

Ecco, qua apriamo un capitolo che meriterebbe un saggio in due tomi.
Punto primo: sfatiamo un mito. Ci sono tantissime ragazze che fanno musica, chi ancora emergente, chi invece si sta battendo per mantenere la propria posizione nella scena.

Quindi non c’è una mancanza, bensì una mancata riconoscenza della presenza.

Punto secondo: si, c’è tantissimo sessismo nel mondo musicale italiano. Il mondo femminile più che quello maschile soffre l’equazione “forma > contenuto”. Anche qui, non seguo nessuno. Conosco qualcuno per sentito dire, ho sentito qualche pezzo di Chadia, Margherita Vicario, Priestess, Beba.

Per le ragazze è più difficile entrare nella scena perché siamo più vulnerabili ad una, passami il termine, corruzione della propria musica. È più facile promettere il successo in cambio di intimità ad una ragazza che ad un ragazzo. E questo è terribile.

La prima cosa che si pensa di una ragazza che sta avendo successo è “chissà a chi l’avrà data”.
Tremendo. Con queste sei parole si annienta il talento e l’impegno di un’artista.

Solo perché è donna e quindi si, avrebbe la possibilità di utilizzare il suo corpo per arrivare dove è, ma non è detto che lo abbia fatto.

Poi c’è Myss Keta, che fotte il sistema senza sabbia. Realizzando che la nostra mente è ormai abituata a vedere tette e culi ovunque, li mostra con nonchalance, ma copre quello che invece è il nostro biglietto da visita, il viso. Il suo personaggio ha rianimato il senso di curiosità e apertura mentale dell’ascoltatore medio italiano. La sua musica non mi fa impazzire, ma quello che cè dietro è molto figo.

Nei miei testi parlo molto alle donne, penso che sia difficile rispecchiarsi in un testo che classifichi come cagna qulsiasi donna. Quindi, alle ragazze che stanno spaccando e lottando per rimanere nella scena, BIG UP. E a quelle che vogliono buttarsi e fare musica, buttatevi e fatelo.

Nonostante gli aspetti negativi che ho elencato, si sta vivendo un momento dove le donne stanno iniziando a dire che si sono rotte il cazzo di essere viste semplicemente come due tette e un culo che cantano, e prevedo che nei prossimi 5 anni ci saranno molte più ragazze nella scena musicale.

Su Instagram hai spinto il live ad Aprilia del 25 Aprile, di cosa si è trattato? Com’è andata?

Ad Aprilia è andata alla stragrande. Era la mia prima data come MIRA fuori da Roma. Una serata organizzata dalla Woodoo Squad, un gruppo sempre romano che fa afro e rnb (spizzateveli).

La serata era organizzata molto bene, un susseguirsi di 5 artisti che hanno portato la propria musica, nonostante differenza di generi.
C’era chi faceva old school, chi indie, chi afro.
Quindi si, na bella bomba.

Su Uptempo vorremmo creare una palylist con quello che gli artisti emergenti consigliano. Ci dai 5 pezzi che bisogna PER FORZA ascoltare

1- Follow The Leader – Maverick e Jorja Smith
2- I’m Not Racist – Joyner Lucas
3- Manfredi – Speranza
4- Change- Banks
5- Juice – Lizzo

Che progetti ha Mira per il futuro?

Dunque, mi sto rendendo sempre più conto che per far conoscere la propria musica ci vogliono un po’ di spicci.
Se prima l’obiettivo era quello di riuscire a suonare il più possibile in giro, ora lo scopo principale è quello di avere tante visualizzazioni e tanti followers.

Quindi i miei progetti in verità, da una che sta ai primissimi passi, si riassumono in 3 obiettivi:
1- Registrare il più possibile e far uscire un EP entro la fine dell’anno.
2- Continuare a far conoscere la mia musica e suonare in giro.
3-Arrivare all’anno prossimo che posso paga l’affitto con la musica.
E poi si vedrà

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